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mercoledì 22 marzo 2017

Documento CIA del 1988 sull’origine dell’inimicizia tra armeni ed azeri

Documento CIA del 1988 sull’origine dell’inimicizia tra armeni ed azeri

Storia dell’inimicizia tra Armeni ed Azeri

lunedì 27 febbraio 2017

Il Sen. Di Biagio risponde alla Sen. Rizzotti: Khojaly non fu “genocidio”

Il Sen. Di Biagio risponde alla Sen. Rizzotti: Khojaly non fu “genocidio”

– La Senatrice Maria Rizzotti, in quota FI, ha tenuto un discorso in Senato il giorno 21 febbraio per istituire il 26 febbraio come “giorno del ricordo del genocidio di Khojaly” per i fatti di 25 anni fa accaduti nella città di Khojaly, non ricevendo riscontro dall’Aula.Il giorno successivo, il Senatore Aldo Di Biagio di Area Popolare, appartenente come la Rizzotti alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, ha risposto alla richiesta della collega sostenendo che la richiesta tiene conto solo della disinformazione azera, senza alcuna considerazione della verità sostenuta da parte armena.Di Biagio, inoltre, ha ricordato che l’utilizzo della parola “genocidio” denota la pesante presenza della mano azera dietro la richiesta della senatrice di FI, ma che non trova alcun riscontro con la realtà dei fatti.“Non c’è alcuna menzione del fatto che gli abitanti del Nagorno-Karabakh abbiano votato un referendum per affermare la propria indipendenza e il proprio diritto all’auto-determinazione”, ha continuato Di Biagio, aggiungendo che la Rizzotti ha omesso anche le continue provocazioni azere lungo la linea di contatto e l’armenofobia strisciante in Azerbaigian (vedasi anche il rapporto ECRI 2016).“Ignorando tutto questo significa ignorare i fatti e diffondere informazioni parziali con la conseguenza di essere prese per vere, e il problema è stato sollevato in questa rispettabile sede, quale è il Senato della Repubblica, e questo è un Paese serio”, ha concluso il senatore.
(Fonte: Horizonweekly.ca)
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A sinistra, la Sen. Maria Rizzotti, a destra il Sen. Aldo Di Biagio.

venerdì 24 febbraio 2017

La verità dietro le bugie azere su Khojaly

La verità dietro le bugie azere su Khojaly

Quest’anno ricorre il 25esimo anniversario del massacro di Khojaly, avvenuto tra il 26 e il 28 febbraio 1992 nei pressi della cittadina omonima, e il regime azero di Aliyev si è già attivato foraggiando i vari think tank sparsi nel mondo per mistificare gli avvenimenti storici.Un nuovo video, apparso su Youtube il 12 febbraio scorso, ha gettato una nuova luce sui tragici eventi di 25 anni fa, contribuendo a dissolvere la coltre di nebbia alzata dal regime azero.Si nota nel video che la Commissione del Consiglio Supremo dell’Azerbaigian ha completato le investigazioni sugli eventi di Khojaly, ma evitò di divulgare informazioni. Si dice, inoltre, che tutti i testimoni sono morti in circostanze misteriose.Il reporter di guerra, Chingiz Mustafayev, è stato uno dei testimoni della tragedia, ed ha accusato i vertici azeri di allora come i responsabili degli eventi.Inizialmente gli fu vietato l’ingresso nei luoghi dove furono ritrovati i corpi con la scusa di venire esposto al fuoco armeno. Mustafayev, comunque, riuscì ad accedere grazie ad un elicottero che avrebbe dovuto trasportare i corpi.Mustafayev girò il video due volte: la prima volta filmò i corpi accasciati a terra, e intorno ad essi c’erano soldati che camminavano tra i cadaveri e ne stavano trasportando alcuni. I soldati, a suo dire, certamente non erano armeni. Alla vista dell’elicottero, le persone armate fuggirono. Il reporter si chiese:”Dove stavano trasportando i corpi?”. Il giorno successivo si recò nuovamente sul luogo dove c’erano i corpi, e li ritrovò mutilati. Nel video il reporter si chiede:”Chi ha fatto questo in così poco tempo? Ho girato la stessa scena ieri,  e non c’era niente di tutto questo”.
Con l’approssimarsi del 25esimo anniversario, l’Ambasciatore azero in Italia, S.E. Mammad Ahmadzada, ha rilasciato un’intervista, riportata da AgenParl, in cui porta avanti il tentativo dell’attuale dittatore Aliyev di mistificare i fatti. Infatti, secondo la strategia dell’attuale governo azero, i morti di Khojaly (circa 615) costituirebbero un “genocidio” perpetrato dagli armeni nei confronti della popolazione azera. Le affermazioni suonano tanto ridicole quanto assurde, essendo evidente il tentativo degli azeri di apparire vittime di ciò che effettivamente è accaduto alla popolazione armena dal 1915 in poi, nei territori dell’Armenia Storica, nell’Anatolia Orientale.
Una successiva intervista all’Ambasciatrice armena, S.E. Victoria Bagdassarian, riporta i fatti di Khojaly nel proprio perimetro storico.
Ecco alcuni estratti dell’intervista:
Domanda: Ambasciatrice Bagdassarian, 25 anni fa nella città di Khojaly si verificarono dei tragici eventi su cui ancora oggi ci sono diverse interpretazioni. Può raccontarci il punto di vista armeno?S.E. Bagdassarian: Per consentire ai lettori di capire cosa accadde veramente a Khojaly, bisogna innanzitutto dare delle informazioni storiche sul Nagorno-Karabakh. Nel 1921, su iniziativa di Iosif Stalin, questa regione, storicamente armena e a maggioranza armena, veniva annessa come enclave all’allora repubblica socialista sovietica dell’Azerbaijan con tutte le conseguenze in termini di discriminazioni di Baku nei confronti degli armeni nel Nagorno-Karabakh.
E Khojaly, piccola città dell’ex enclave autonoma del Nagorno-Karabakh, è stata interamente popolata da armeni fino al 1935, quando vi arrivò la prima famiglia azera. Nel 1969 l’ultima famiglia armena lasciò Khojaly. Dal 1988 fino al 1990 le autorità dell’allora Repubblica socialista Sovietica dell’Azerbaijan popolarono massivamente Khojaly con i turchi mescheti dalla valle di Fergana dell’Uzbekistan.
Durante la guerra scatenata dall’Azerbaijan contro la pacifica popolazione armena del Nagorno-Karabakh, Khojaly divenne una roccaforte militare, da cui si bombardava Stepanakert – capitale del Nagorno-Karabakh – con i sistemi di lanciarazzi multipli da combattimento “Alazan”, “Kristal” e “Grad”, il cui uso è vietato contro i civili. Dal 1991, per un intero anno la popolazione armena di Stepanakert subì pesanti bombardamenti.
[…] Due mesi prima del 26 febbraio del 1992, data di inizio dell’operazione militare, i comandanti dell’esercito di autodifesa del Nagorno-Karabakh avevano annunciato pubblicamente, attraverso vari canali, l’esistenza di un corridoio umanitario e l’inizio delle operazioni. Cosa, questa, confermata da molte organizzazioni internazionali nei loro rapporti, così come da molte altre fonti tra cui anche fonti azere. Più tardi alcuni residenti di Khojaly furono trovati a 12 chilometri di distanza da Khojaly, nella zona vicino alla città di Agdam che fino al 1993 era stata sotto l’effettivo controllo del Fronte nazionale azero. […]
Domanda: Lei ha parlato di fonti. Può farci qualche esempio di fonti e di prove?S.E. Victoria Bagdassarian: Certamente. È un ulteriore atto di ipocrisia il modo in cui il governo azero abusa dei sentimenti umani con la sua propaganda e le sue bugie. Quando Ambasciatore dell’Azerbaijan parla di Khojaly e delle stragi della sua popolazione, non riesce a ricordare che gli abitanti di Khojaly sono state le vittime predestinate di una politica criminale interna tra le autorità azere e il Fronte Nazionale dell’Azerbaijan, un movimento ultra-nazionalista che all’epoca lottava per prendere il potere. I fatti di Khojaly rientravano nella strategia del Fronte Nazionale dell’Azerbaijan per rovesciare il presidente Ayaz Mutalibov e arrivare così al controllo del paese. Ciò fu confermato dallo stesso Presidente Mutalibov, un mese dopo le sue dimissioni, in un’intervista alla giornalista ceca Dana Mazalova, pubblicata dalla Nezavisimaya Gazeta.
E ci sono altre testimonianze di giornalisti ed ex funzionari. Come quella di Chingiz Mustafayev, un corrispondente che ha riportato una versione dissenziente dalla propaganda azera di regime e che in seguito è stato ucciso in circostanze misteriose. O la testimonianza di Tamerlan Karaev, l’allora presidente del Soviet Supremo della Repubblica azera, che ha dichiarato: “La tragedia fu opera delle autorità azere, in particolare di un alto funzionario” (Mukhalifat, quotidiano azero, 28 aprile 1992). […]

venerdì 27 gennaio 2017

In ARMENIA la corruzione percepita è molto superiore di quella reale. Esattamente al contrario dell’AZERBAIGIAN

https://laterradihayk.com/2017/01/25/in-armenia-la-corruzione-percepita-e-molto-superiore-di-quella-reale-esattamente-al-contrario-dellazerbaigian/

In ARMENIA la corruzione percepita è molto superiore di quella reale. Esattamente al contrario dell’AZERBAIGIAN

– La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo ha stilato il nuovo rapporto, per l’anno 2016, relativo all’indagine sugli stili di vita nella cosiddetta “regione transitoria”, comprendente quasi tutti i Paesi dell’Europa dell’Est, la Turchia, la Russia, i Paesi Caucasici, l’Asia Centrale, la Cina, e alcuni Paesi Mediorientali.
Tra i vari indici sotto esame troviamo anche la percezione della corruzione dei governi di ciascun Paese, e saltano subito all’occhio le discrepanze tra la realtà e la percezione della stessa.
In Armenia, ad esempio, la percentuale della percezione media della corruzione è una delle più alte tra tutti i Paesi sotto indagine, il 34,45%. Andando a vedere i dati relativi a persone che effettivamente hanno avuto esperienze dirette con dinamiche corruttive, allora la percentuale si riduce drasticamente al 10,61%.
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Percentuale della percezione e dell’esperienza diretta con la corruzione in Armenia.
La situazione è speculare in Azerbaigian, dove la percezione è molto bassa, intorno al 9%, mentre la situazione corruttiva reale balza al 29,18%.
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Percentuale della percezione e dell’esperienza diretta con la corruzione in Azerbaigian.
Una situazione del genere è spiegabile con l’azione dei media, che in Azerbaigian, dove la libertà di stampa è praticamente nulla, punta a far apparire la macchina governativa come assolutamente efficiente e trasparente, mascherando una situazione abbastanza grave.
In Armenia, invece, probabilmente a causa di un’errata conoscenza delle dinamiche interne del Paese da parte degli Armeni della diaspora, la percezione è completamente peggiore della realtà, provocando una difficoltà di investimenti di capitali esteri in attività economiche.

giovedì 19 gennaio 2017

KOLEROV, analista russo: provocando tensioni sul confine, l’AZERBAIGIAN dimostra di non voler rispettare gli impegni

https://laterradihayk.com/2017/01/03/kolerov-analista-russo-provocando-tensioni-sul-confine-lazerbaigian-dimostra-di-non-voler-rispettare-gli-impegni/

KOLEROV, analista russo: provocando tensioni sul confine, l’AZERBAIGIAN dimostra di non voler rispettare gli impegni

– L’analista russo Modest Kolerov ha commentato le recenti tensioni sul confine tra l’Armenia e l’Azerbaigian, affermando che questo pericolo è sempre esistito, ma conferma l’isolamento diplomatico dell’Azerbaigian, che continua ad agire come se il Gruppo di Minsk non si fosse mai riunito a Vienna né a San Pietroburgo.
Kolerov ricorda che fa parte della strategia azera di aumentare la tensione per dimostrare che il CSTO (Collective Security Treaty Organization, di cui fanno parte sia l’Armenia che la Russia) non prenderà nessuna iniziativa coinvolgendo così la Russia in una guerra che non vuole iniziare.
La stasi del CSTO dimostra che l’Armenia non può aspettarsi l’aiuto da parte di Mosca, ma che deve cercare da sola di coinvolgere più organismi internazionali possibili, per portare all’attenzione della comunità internazionale le intenzioni di Baku. Inoltre, la mancata partecipazione del Presidente bielorusso Lukashenko agli ultimi incontri del Gruppo di Minsk e la sua recente visita a Baku potrebbe far pensare ad un riavvicinamento delle posizioni azere e bielorusse.
In questo quadro strategico, l’Armenia non può tergiversare, e deve assumere un ruolo più proattivo per difendersi dagli attacchi.
(Fonte: Tert.am)
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martedì 3 gennaio 2017

Re Vachagan III il Pio, l’ultimo re Armeno dell’Albania Caucasica

https://laterradihayk.com/2017/01/03/re-vachagan-iii-il-pio-lultimo-re-armeno-dellalbania-caucasica/

ARMENIAN KING VACHAGAN III THE PIOUS: RESTORATION OF THE ARMENIAN KINGDOM IN THE "EASTERN LAND OF ARMENIA" AND THE ARMENIAN CONSTITUTION [...] In 480s, an Armenian king by the name of Vachagan III, restored the Armenian Kingdom on the territory of the Armenian provinces of Artsakh, Utik and Paytakaran, or "the Eastern Land of Armenia." The capital of Vachagan III was Giwtakan. During his reign, around 500 AD, king Vachagan the Pius called an Ašxarhažołov (the Supreme Council of Ancient Armenia which included representatives from all classes of society) which put together the first Armenian Constitution made up of 21 articles. This unique document was put together more than 1,500 years ago. The Constitution was in many ways adopted through the means of a direct democracy. The draft of the Constitution was sent to different counties throughout the nation, where special councils and discussions were held, the people's councils gave their consent, and subsequently the king convened the Ašxarhažołov, which agreed to adopt the Constitution through a referendum. What is interesting, that the Ašxarhažołov was chaired not by the king, but by a military commander, who was held in high regard by the people due to his heroism and patriotism that he displayed on the battlefield. [...] The 19th century writer and historian, Abbasgulu Bakikhanov, who is credited for writing the modern history of what is today known as "Azerbaijan" (but historically never was, since it encompasses the historic Caucasian Albania and Armenia, while historic Azerbaijan is an Iranian province which never extended north of the Araxes river) noted that "the right banks of the Kur river all the way to its confluence with Araxes river compromise the land of Armenia." North of the Kur river was inhabited by different tribes, extending all the way to the Caucasus mountains. Even after the forceful incorporation of the Armenian provinces of Artsakh, Utik and Paytakaran into the administrative division of the Albanian Marzpanate of the Sassanian Empire, the population of this land remained overwhelmingly Armenian as is attested by countless monuments, inscriptions and documents from throughout the Middle Ages all the way to the modern era. [...] 

Re Vachagan III il Pio, l’ultimo re Armeno dell’Albania Caucasica

Restaurazione del Regno Armeno nelle “terre orientali d’Armenia” e la costituzione armena

– Nel 387 d.C. il Regno della Grande Armenia è stato spartito tra l’Impero Romano d’Oriente (l’Impero Bizantino) e la Persia. La parte orientale dell’Armenia era nella sfera di influenza dei persiani e i re armeni continuarono a governare fino al 428, quando l’ultimo re armeno, Artashes III, è stato deposto e l’Armenia fu unita completamente all’Impero sasanide. Al fine di indebolire ulteriormente l’Armenia, le sue provincie orientali, Utik, Artsakh e Paytakaran, furono unite con l’Albania Caucasica, anch’essa provincia sasanide.
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Re Vachagan III
Innumerevoli autori medievali annotarono che il territorio ad est del fiume Kur era la “vera” Albania, mentre le provincie di Utik, Artsakh e Paytakaran erano conosciute da tutti come le provincie orientali armene, forzatamente unite al territorio albano. Il fatto che il confine tra Albania e Armenia fosse il fiume Kur era stato sottolineato da molti autori classici, come Tolomeo o Strabone.
Lo scrittore e storico del XIX secolo Abbasgulu Bakikhanov, accreditato come lo scrittore della storia moderna di quella che oggi chiamiamo “Azerbaigian” (ma non lo fu nella realtà, in quanto comprendeva sia Armenia che Albania Caucasica, mentre sappiamo che l’attuale Stato azero era una provincia iraniana chiamata Arran, e l’Azerbaigian storico era al di sotto del fiume Araxes, nel Nord della Persia) ha osservato che le sponde a destra del fiume Kur, fino alla sua confluenza col fiume Araxes, appartenevano all’Armenia. A nord del fiume Kur vivevano diverse tribù fino al Caucaso.
Anche dopo l’incorporazione delle tre provincie nel territorio sasanide dell’Albania le popolazioni rimasero a larghissima maggioranza armena, come testimoniato da molti documenti, monumenti ed iscrizioni arrivate fino a noi dall’epoca medievale.
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L’Albania Caucasica nel IV secolo d.C.
Intorno al 480 d.C., un re armeno di nome Vachagan III, restaurò un regno armeno nelle provincie di Utik, Artsakh e Paytakaran, istituendo come capitale la città di Giwtakan. Durante il suo regno, intorno al 500 d.C., il re Vachagan III riunì un Ašxarhažołov (cioè il Consiglio Supremo dell’antica Armenia, che comprendeva i rappresentanti di tutte le classi sociali), il quale definì la prima Costituzione Armena, composta da 21 articoli. Questo documento unico risale quindi a 1500 anni fa. La Costituzione fu adottata attraverso una forma di democrazia diretta. La prima bozza della Costituzione fu inviata a tutte le contee del regno, e infine il re convocò un nuovo Consiglio Supremo che accettò di adottare la Costituzione attraverso un referendum. E’ interessante notare che il Consiglio era presieduto non dal re, ma da un capo militare, il quale era tenuto in grande considerazione per il suo eroismo.
Il regno di Vachagan III venne registrato dallo storico armeno del X secolo, Movses Kalankatuatsi. Il noto studioso S. V. Yushkov ha sottolineato che il territorio di “Aghuank” si trovava in Armenia, e non in Albania Caucasica. Il regno armeno di Vachagan venne riconosciuto anche dallo Scià di Persia. Durante il suo regno, vennero istituite scuole, ospedali e monasteri. Grazie alla sua devozione per il regno e per la gente venne soprannominato “il Pio”.
(Fonte: Gevork Nazaryan, Armenologo e Storico)

martedì 13 dicembre 2016

TALISH: case ricostruite con rifugi adiacenti dopo la guerra di aprile

https://laterradihayk.com/2016/12/13/talish-case-ricostruite-con-rifugi-adiacenti-dopo-la-guerra-di-aprile/

TALISH: case ricostruite con rifugi adiacenti dopo la guerra di aprile

TALISH – Il politologo Tigran Abrahamyan si è recato recentemente nel villaggio di Talish, in Artsakh, che era stato duramente attaccato durante la guerra dei 4 giorni di aprile, tra l’Azerbagian e gli armeni che vivono nel Nagorno-Karabakh.
Già da due settimane i primi abitanti sono tornati nelle nuove case ricostruite nel villaggio, mentre molti altri lavori sono tuttora in corso, compresa la ricostruzione della strada che collega Talish a Mataghis.
Tutte le case private ricostruite sono dotate di rifugi adiacenti per ripararsi in caso di nuovi attacchi azeri. Sono stati inoltre ricostruiti anche gli edifici pubblici.
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Abrahamyan ha aggiunto che gli abitanti di Talish non possono essere costretti a tornare a vivere nel villaggio, nonostante lo Stato abbia fatto il possibile per garantirne la sicurezza. La presenza di un vicino come l’Azerbaigian non garantisce nessuna prevedibilità dei comportamenti, per cui gli abitanti possono decidere se continuare a vivere vicino al confine oppure no.
(Fonte: Asbarez.com)

AZERBAIJAN can apply ISRAELI weapons against IRAN

AZERBAIJAN can apply ISRAELI weapons against IRAN

Special Advisor to the Iranian Majlis Speaker in International Affairs Hossein Amir Abdollahian announced that the upcoming visit of Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu to Azerbaijan will give rise to new provocations in the region.

The reports of the Azerbaijani media regarding the visit to be paid by Israeli Prime Minister to Azerbaijani on 13 December have caused a wave of protests in Iran. The news received a special attention among the representatives of Iran’s Supreme Leader and protests were organised in Turkic-speaking cities of Iran.

In contrast to the previous regimes, the government headed by Hassan Rouhani has taken a different approach towards Azerbaijan-Iran relations, which is to weaken the influence of Israel over Azerbaijan due to deepening its ties with Baku. And one of the preconditions for Tehran to deepen the ties with Azerbaijan is the issues regarding the Shia community of Azerbaijan. However in contrast to Iran’s expectations Azerbaijan not only fails to tackle this issue but also brings forward new issues day by day.

https://laterradihayk.com/2016/12/13/lazerbaigian-potrebbe-utilizzare-le-armi-israeliane-contro-liran/

mercoledì 30 novembre 2016

HISTORICAL TRUTH AGAINST TURKISH AND AZERBAIJANI FALSIFICATIONS IN INFORMATION WARFARE

https://laterradihayk.com/2016/11/30/historical-truth-against-turkish-and-azerbaijani-falsifications-in-information-warfare/

HISTORICAL TRUTH AGAINST TURKISH AND AZERBAIJANI FALSIFICATIONS IN INFORMATION WARFARE

More than five millennia-old ethno-spiritual, political and cultural roots of the Armenian statehood in the Armenian Highland are attested to by the archaeological and architectural monuments, petroglyphs, cuneiform, ancient and medieval written and other historic sources. Historical truth is the backbone and informational defensive shield of the national security of Armenia.

Eduard L. Danielyan
Turkey and Azerbaijan use different types of disinformation and manipulations in information warfare, being unable to overcome the truths about the past and the present of the Armenian nation, the Republic of Armenia and the Artsakh Republic. Falsification of the history and historical geography of Armenia constitutes part of their desperate attempts to deny the Armenians’ historical and legal rights as to the western part of their Homeland – Western Armenia, Cilician Armenia and Armenian Mesopotamia, which were subjected to the Armenian Genocide devastation, as well as – to the eastern part of their Homeland – liberated lands of Artsakh. Turkish and Azerbaijani deceptive methods with a stillborn outcome are crushed against the strongholds of Armenia’s history and the civilizational value system. Those engaged in deceptive information operations display aggressive fallaciousness, as is the case with the Turkish authorities who are scared1 of the recognition of the Armenian Genocide2, territorial reparations, the Armenian demand for the restoration of historical justice and the return of native lands3 [13, էջ 76-86; 14, էջ 475; 15; 10, pp. 12, 41].
[…]

martedì 29 novembre 2016

SULLA NASCITA DELL’AZERBAIGIAN (parte 2): IL TRATTATO DI TURKMENCHAY

https://laterradihayk.com/2016/11/04/sulla-nascita-dellazerbaigian-parte-2-il-trattato-di-turkmenchay/

SULLA NASCITA DELL’AZERBAIGIAN (parte 2): IL TRATTATO DI TURKMENCHAY

– Il Trattato di Turkmenchay (1828) fu firmato alla fine della seconda guerra russo-persiana del 1826-1828. Come nel caso del precedente Trattato di Gulistan, la Persia fu costretta ad accettare umilianti condizioni da parte della Russia, non avendo altre alternative a seguito della sconfitta di Abbas Mirza.
A seguito di questo trattato:
  1. A seguito dell’Art. 4 del trattato, la Persia perde la sovranità su Yerevan (l’attuale capitale armena), Nakhichevan, Talish, e le regioni di Ordubad e Mughan (nell’attuale Azerbaigian), oltre a tutti i territori persi con il precedente trattato di pace;
  2. Il fiume Aras (Araxes) diventa il nuovo confine tra Russia ed Iran, “dall’Ararat fino alla foce del fiume ad Astara”;
  3. Secondo l’Art. 6, la Persia promette di pagare alla Russia 10 Koroor in oro (secondo la valuta del 1828);
  4. Secondo l’Art. 8, la Persia perde totalmente la possibilità di navigare il Caspio, a vantaggio della Russia;
  5. L’Iran riconosce diritti di Capitolazione ai russi in Persia;
  6. Secondo l’Art. 10, la Russia può inviare rappresentanti consolari in ogni luogo dell’Iran;
  7. Secondo l’Art. 13, si può procedere allo scambio dei prigionieri;
  8. Secondo l’Art. 10, l’Iran ha l’obbligo di firmare trattati economici con la Russia, secondo i voleri russi;
  9. Secondo l’Art. 7, la Russia si impegna a sostenere Abbas Mirza come successore di Fath Ali Shah;
  10. L’Iran si scusa ufficialmente per non aver rispettato i termini del Trattato di Gulistan;
  11. Secondo l’Art. 15, l’Iran si impegna a non sostenere nessun movimento secessionista nei khanati delle regioni a nord-ovest.
L’Iran ha riconosciuto ufficialmente che i trattati seguiti alle guerre russo-persiane sono tra i più umilianti firmati dal Paese, e inoltre riconosce Fath Ali Shah come uno dei governanti tra i più incompetenti mai avuti.
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I territori persi dalla Persia a seguito dei Trattati di Gulistan e Turkmenchay (Fonte: CAIS-SOAS)

SULLA NASCITA DELL’AZERBAIGIAN (parte 1): IL TRATTATO DI GULISTAN

https://laterradihayk.com/2016/11/04/sulla-nascita-dellazerbaigian-parte-1-il-trattato-di-gulistan/

SULLA NASCITA DELL’AZERBAIGIAN (parte 1): IL TRATTATO DI GULISTAN

– Il Trattato di Gulistan (1813, anche Gulestan o Golistan), firmato il 24 ottobre in un villaggio del Karabakh, pose fine alla guerra russo-persiana del 1804-1813.
A seguito di questo trattato, la Persia cedette la provincia di Arran ai Russi, ponendo le basi della formazione dell’attuale Repubblica dell’Azerbaigian, e dovette anche rinunciare alle proprie mire in Georgia e Dagestan.
Il trattato fu mediato dal britannico Gore Ouseley, e fu sottoscritto per la parte iraniana da Haji Mirza Abol Hasan Khan. Si compone di 11 capitoli, e i punti più importanti sono i seguenti:
  1. La Persia (Iran) perde il controllo di tutti i territori a nord del fiume Aras (Araxes) e cede totalmente la sua autorità alla Russia. Questi territori includono:
    1. Tutte le città e i villaggi del Dagestan;
    2. Tutte le città e i villaggi della Georgia, incluse le città che si affacciano sul Mar Caspio;
    3. Baku, nella provincia di Arran (la moderna Repubblica di Azerbaigian);
    4. Derbent;
    5. Shirvan;
    6. Megrelia;
    7. Karabakh;
    8. Ganja;
    9. Shekin;
    10. Abkhazia;
    11. Mughan;
    12. Imeretia;
    13. Guria;
    14. Il khanato di Talish.
  2. L’Iran perde, inoltre, tutti i diritti di navigabilità del Mar Caspio, mentre la Russia ottiene tutti i diritti di stazionarvi con la propria flotta militare;
  3. Entrambi i Paesi accettano il regime di libero scambio, mentre la Russia ottiene ogni diritto di iniziare qualsiasi attività economica in Persia;
  4. La Russia, in cambio, promette di sostenere Abbas Mirza come successore del padre, Fath Ali Shah.
Alcuni storici ritengono che l’annessione dei suddetti territori Transcaucasici alla Russia abbia portato un periodo di pace e stabilità alle popolazioni locali, che erano solite subire le vessazioni da parte dei turchi. Altri, invece, pensano che le popolazioni abbiano perso molte libertà acquisite col tempo, essendo poi forzate all’integrazione con la Russia, specialmente gli Sciiti che vivevano lungo le sponde del Caspio, che avevano molti più legami con l’Iran che con i russi.
mappa-dei-territori-persi-dalliran-dopo-il-trattato-di-gulistan
Perdita territoriale dell’Iran a seguito del Trattato di Gulistan (1813)

AZERBAIGIAN, ARRAN ED ALBANIA: L’ULTIMO LIBRO DEL PROF. REZA

https://laterradihayk.com/2016/11/18/azerbaigian-arran-ed-albania-lultimo-libro-del-prof-reza/

AZERBAIGIAN, ARRAN ED ALBANIA: L’ULTIMO LIBRO DEL PROF. REZA

– Il Prof. Enayatollah Reza (1920-2010) era un eminente ricercatore nelle scienze sociali, specializzato nelle ricerche storiche. Nei suoi ultimi studi si occupò estesamente della storia del Paese attualmente denominato Azerbaigian (l’antica provincia di Arran).
Durante una delle sue ultime interviste, ha raccontato diffusamente delle sue ultime ricerche sull’Azerbaigian storico e su Arran, raccolte nel suo ultimo libro (tradotto in inglese), Azerbaijan and Aran (Caucasian Albania).
Di seguito, vengono riportati alcuni estratti tradotti dell’intervista:
D: Prof. Reza, lei è il primo studioso che ha fatto ricerche su Arran e sull’Albania Caucasica, ed ha scritto un libro su questo argomento. Per favore, ci spieghi la sua visione riguardo al nome “Azerbaigian”. Perché lei crede che esista solo l’Azerbaigian Iraniano, e che non esista alcuna regione con quel nome a nord del fiume Araxes?
R: Storicamente parlando, nessun territorio a nord del fiume Araxes è stato mai denominato Azerbaigian, fino al 1918. Premesso ciò, il nome ha portato diverse difficoltà nella prima metà del XX secolo, e nei successivi anni, e questo non può essere ignorato. La Storia, così come gli antichi geografi e gli scrittori islamici, hanno sempre testimoniato che il territorio a nord del fiume Araxes, che attualmente coincide con l’Azerbaigian, si chiamasse Albania. Gli scrittori classici hanno sempre chiamato questi territori come Albania, Armenia o Alvanak (Aghvanak), mentre gli iraniani lo hanno sempre chiamato Arran. Aliyov, uno storico della precedente Repubblica Sovietica dell’Azerbaigian, nel suo lavoro intitolato “Fonti relative all’antica storia dell’Albania Caucasica”, riferisce che all’epoca dei Parti il territorio si chiamava “Ardan”. […]
Prima dell’invenzione del nome Azerbaigian per designare i territori di Arran e Shirvan, gli zaristi russi si riferivano all’Azerbaigian come quello vero, cioè il territorio a nord della Persia, a sud del fiume Araxes. Il primo volume dell’Enciclopedia Russa (edita nel 1890) afferma “Azerbaigian, che era “Aturpatekan” in Pahlavi e “Azarbadekan” per gli Armeni, è la ricca regione industriale a nord dell’Iran. Essa confina con il Kurdistan iraniano e l’Iraq di Adjam a sud, con il Kurdistan turco e l’Armenia ad ovest, con l’Armenia russa e il sud Caucaso a nord. Il suo confine è definito dal fiume Araxes.” […]
A seguito della Rivoluzione Bolscevica e delle conseguenti agitazioni nell’Impero Russo, i politici turchi del tempo pensarono di creare uno “Stato fantoccio” nel Caucaso. Nel 1911, un partito chiamato “Mossavat” (Uguaglianza) venne fondato a Baku, che fu supportato dai turchi ottomani. Questo partito tenne un congresso congiunto con il Partito Federalista Turco nel 1917. Durante questo congresso, i due partiti si fusero e crearono un partito chiamato “Partito Democratico Federalista Egualitario Turco”. Il loro obiettivo era quello di unire tutti i popoli turcofoni sotto lo stesso ombrello turco. I Mossavatisti formarono un governo il 27 maggio 1918, e chiamarono l’area “Repubblica di Azerbaigian”. La capitale fu inizialmente Gandjeh, ma dopo l’occupazione di Baku da parte delle truppe turche il 15 settembre del 1918 sotto il comando di Noori Pasha, la capitale fu trasferita a Baku, e il governo fu consolidato grazie alle armate turche. I filoturchi comandarono le regioni Arran e Shirvan per due anni, denominandola “Repubblica di Azerbaigian”. La situazione continuò fino al 28 aprile 1920, quando i bolscevichi invasero la neonata Repubblica trasformandola in una repubblica Sovietica. I Soviet continuarono ad usare il nome inventato dai filoturchi, per cui la Repubblica venne chiamata “Repubblica Socialista Sovietica di Azerbaigian”.
Lo studioso sovietico Barthold scrisse nei suoi lavori il motivo di aver mantenuto il nome “Azerbaigian” per la nuova repubblica sovietica. L’intento era di unire la Repubblica di Azerbaigian con l’Azerbaigian Iraniano in un solo Stato Sovietico. Sempre nello stesso volume, Barthold riporta che “quantunque e dovunque ci si voglia riferire alla sola regione della Repubblica di Azerbaigian, si può usare il nome di Arran“. […]
D: Recentemente, in un libro intitolato “Speaking with History”, Nooreddin Kianoory l’ha accusata di essersi pentito delle sue idee socialiste che ha avuto per molti anni, per ritornare in Iran sotto il regime dello Shah e guadagnare posizioni importanti. Cosa vuole dire a proposito?
R: Riguardo al cambiamento delle idee scientifiche, posso dire che nessuno nasce come scienziato, e dall’inizio alla fine della vita la visione scientifica può subire molti cambiamenti. Questo è un requisito essenziale per la crescita dell’essere umano. La distinzione tra uomini ed animali è che l’uomo studia e pensa, ed attraverso il pensiero la sua percezione si evolve. […] Quindi, censurare una persona solo perché ha cambiato opinione è insano ed irragionevole. L’intelligenza di quale persona si può dire sia rimasta allo stesso livello dalla gioventù? Solo i lunatici e i ritardati possono essere così. Gli scienziati che hanno fatto grandi scoperte sono rimasti sempre della stessa idea durante la loro vita? […]
Lo ripeto, tornai in Iran sotto la condizione che nessuno mi avesse mai chiesto di pentirmi. Non mi sono mai pentito pubblicamente sui media. Quelli che mi accusano di pentimento pubblico sono semplicemente dei bugiardi […]
Ho scritto un libro sull’Azerbaigian ed altri hanno fatto lo stesso. Il diritto di giudicare questo lavoro appartiene alla comunità di quelli che sono impegnati nella ricerca e di quelli che ne seguono le ragioni, non ai fanatici e agli ignoranti. […]