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martedì 3 gennaio 2017

Re Vachagan III il Pio, l’ultimo re Armeno dell’Albania Caucasica

https://laterradihayk.com/2017/01/03/re-vachagan-iii-il-pio-lultimo-re-armeno-dellalbania-caucasica/

ARMENIAN KING VACHAGAN III THE PIOUS: RESTORATION OF THE ARMENIAN KINGDOM IN THE "EASTERN LAND OF ARMENIA" AND THE ARMENIAN CONSTITUTION [...] In 480s, an Armenian king by the name of Vachagan III, restored the Armenian Kingdom on the territory of the Armenian provinces of Artsakh, Utik and Paytakaran, or "the Eastern Land of Armenia." The capital of Vachagan III was Giwtakan. During his reign, around 500 AD, king Vachagan the Pius called an Ašxarhažołov (the Supreme Council of Ancient Armenia which included representatives from all classes of society) which put together the first Armenian Constitution made up of 21 articles. This unique document was put together more than 1,500 years ago. The Constitution was in many ways adopted through the means of a direct democracy. The draft of the Constitution was sent to different counties throughout the nation, where special councils and discussions were held, the people's councils gave their consent, and subsequently the king convened the Ašxarhažołov, which agreed to adopt the Constitution through a referendum. What is interesting, that the Ašxarhažołov was chaired not by the king, but by a military commander, who was held in high regard by the people due to his heroism and patriotism that he displayed on the battlefield. [...] The 19th century writer and historian, Abbasgulu Bakikhanov, who is credited for writing the modern history of what is today known as "Azerbaijan" (but historically never was, since it encompasses the historic Caucasian Albania and Armenia, while historic Azerbaijan is an Iranian province which never extended north of the Araxes river) noted that "the right banks of the Kur river all the way to its confluence with Araxes river compromise the land of Armenia." North of the Kur river was inhabited by different tribes, extending all the way to the Caucasus mountains. Even after the forceful incorporation of the Armenian provinces of Artsakh, Utik and Paytakaran into the administrative division of the Albanian Marzpanate of the Sassanian Empire, the population of this land remained overwhelmingly Armenian as is attested by countless monuments, inscriptions and documents from throughout the Middle Ages all the way to the modern era. [...] 

Re Vachagan III il Pio, l’ultimo re Armeno dell’Albania Caucasica

Restaurazione del Regno Armeno nelle “terre orientali d’Armenia” e la costituzione armena

– Nel 387 d.C. il Regno della Grande Armenia è stato spartito tra l’Impero Romano d’Oriente (l’Impero Bizantino) e la Persia. La parte orientale dell’Armenia era nella sfera di influenza dei persiani e i re armeni continuarono a governare fino al 428, quando l’ultimo re armeno, Artashes III, è stato deposto e l’Armenia fu unita completamente all’Impero sasanide. Al fine di indebolire ulteriormente l’Armenia, le sue provincie orientali, Utik, Artsakh e Paytakaran, furono unite con l’Albania Caucasica, anch’essa provincia sasanide.
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Re Vachagan III
Innumerevoli autori medievali annotarono che il territorio ad est del fiume Kur era la “vera” Albania, mentre le provincie di Utik, Artsakh e Paytakaran erano conosciute da tutti come le provincie orientali armene, forzatamente unite al territorio albano. Il fatto che il confine tra Albania e Armenia fosse il fiume Kur era stato sottolineato da molti autori classici, come Tolomeo o Strabone.
Lo scrittore e storico del XIX secolo Abbasgulu Bakikhanov, accreditato come lo scrittore della storia moderna di quella che oggi chiamiamo “Azerbaigian” (ma non lo fu nella realtà, in quanto comprendeva sia Armenia che Albania Caucasica, mentre sappiamo che l’attuale Stato azero era una provincia iraniana chiamata Arran, e l’Azerbaigian storico era al di sotto del fiume Araxes, nel Nord della Persia) ha osservato che le sponde a destra del fiume Kur, fino alla sua confluenza col fiume Araxes, appartenevano all’Armenia. A nord del fiume Kur vivevano diverse tribù fino al Caucaso.
Anche dopo l’incorporazione delle tre provincie nel territorio sasanide dell’Albania le popolazioni rimasero a larghissima maggioranza armena, come testimoniato da molti documenti, monumenti ed iscrizioni arrivate fino a noi dall’epoca medievale.
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L’Albania Caucasica nel IV secolo d.C.
Intorno al 480 d.C., un re armeno di nome Vachagan III, restaurò un regno armeno nelle provincie di Utik, Artsakh e Paytakaran, istituendo come capitale la città di Giwtakan. Durante il suo regno, intorno al 500 d.C., il re Vachagan III riunì un Ašxarhažołov (cioè il Consiglio Supremo dell’antica Armenia, che comprendeva i rappresentanti di tutte le classi sociali), il quale definì la prima Costituzione Armena, composta da 21 articoli. Questo documento unico risale quindi a 1500 anni fa. La Costituzione fu adottata attraverso una forma di democrazia diretta. La prima bozza della Costituzione fu inviata a tutte le contee del regno, e infine il re convocò un nuovo Consiglio Supremo che accettò di adottare la Costituzione attraverso un referendum. E’ interessante notare che il Consiglio era presieduto non dal re, ma da un capo militare, il quale era tenuto in grande considerazione per il suo eroismo.
Il regno di Vachagan III venne registrato dallo storico armeno del X secolo, Movses Kalankatuatsi. Il noto studioso S. V. Yushkov ha sottolineato che il territorio di “Aghuank” si trovava in Armenia, e non in Albania Caucasica. Il regno armeno di Vachagan venne riconosciuto anche dallo Scià di Persia. Durante il suo regno, vennero istituite scuole, ospedali e monasteri. Grazie alla sua devozione per il regno e per la gente venne soprannominato “il Pio”.
(Fonte: Gevork Nazaryan, Armenologo e Storico)

martedì 29 novembre 2016

SULLA NASCITA DELL’AZERBAIGIAN (parte 1): IL TRATTATO DI GULISTAN

https://laterradihayk.com/2016/11/04/sulla-nascita-dellazerbaigian-parte-1-il-trattato-di-gulistan/

SULLA NASCITA DELL’AZERBAIGIAN (parte 1): IL TRATTATO DI GULISTAN

– Il Trattato di Gulistan (1813, anche Gulestan o Golistan), firmato il 24 ottobre in un villaggio del Karabakh, pose fine alla guerra russo-persiana del 1804-1813.
A seguito di questo trattato, la Persia cedette la provincia di Arran ai Russi, ponendo le basi della formazione dell’attuale Repubblica dell’Azerbaigian, e dovette anche rinunciare alle proprie mire in Georgia e Dagestan.
Il trattato fu mediato dal britannico Gore Ouseley, e fu sottoscritto per la parte iraniana da Haji Mirza Abol Hasan Khan. Si compone di 11 capitoli, e i punti più importanti sono i seguenti:
  1. La Persia (Iran) perde il controllo di tutti i territori a nord del fiume Aras (Araxes) e cede totalmente la sua autorità alla Russia. Questi territori includono:
    1. Tutte le città e i villaggi del Dagestan;
    2. Tutte le città e i villaggi della Georgia, incluse le città che si affacciano sul Mar Caspio;
    3. Baku, nella provincia di Arran (la moderna Repubblica di Azerbaigian);
    4. Derbent;
    5. Shirvan;
    6. Megrelia;
    7. Karabakh;
    8. Ganja;
    9. Shekin;
    10. Abkhazia;
    11. Mughan;
    12. Imeretia;
    13. Guria;
    14. Il khanato di Talish.
  2. L’Iran perde, inoltre, tutti i diritti di navigabilità del Mar Caspio, mentre la Russia ottiene tutti i diritti di stazionarvi con la propria flotta militare;
  3. Entrambi i Paesi accettano il regime di libero scambio, mentre la Russia ottiene ogni diritto di iniziare qualsiasi attività economica in Persia;
  4. La Russia, in cambio, promette di sostenere Abbas Mirza come successore del padre, Fath Ali Shah.
Alcuni storici ritengono che l’annessione dei suddetti territori Transcaucasici alla Russia abbia portato un periodo di pace e stabilità alle popolazioni locali, che erano solite subire le vessazioni da parte dei turchi. Altri, invece, pensano che le popolazioni abbiano perso molte libertà acquisite col tempo, essendo poi forzate all’integrazione con la Russia, specialmente gli Sciiti che vivevano lungo le sponde del Caspio, che avevano molti più legami con l’Iran che con i russi.
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Perdita territoriale dell’Iran a seguito del Trattato di Gulistan (1813)

AZERBAIGIAN, ARRAN ED ALBANIA: L’ULTIMO LIBRO DEL PROF. REZA

https://laterradihayk.com/2016/11/18/azerbaigian-arran-ed-albania-lultimo-libro-del-prof-reza/

AZERBAIGIAN, ARRAN ED ALBANIA: L’ULTIMO LIBRO DEL PROF. REZA

– Il Prof. Enayatollah Reza (1920-2010) era un eminente ricercatore nelle scienze sociali, specializzato nelle ricerche storiche. Nei suoi ultimi studi si occupò estesamente della storia del Paese attualmente denominato Azerbaigian (l’antica provincia di Arran).
Durante una delle sue ultime interviste, ha raccontato diffusamente delle sue ultime ricerche sull’Azerbaigian storico e su Arran, raccolte nel suo ultimo libro (tradotto in inglese), Azerbaijan and Aran (Caucasian Albania).
Di seguito, vengono riportati alcuni estratti tradotti dell’intervista:
D: Prof. Reza, lei è il primo studioso che ha fatto ricerche su Arran e sull’Albania Caucasica, ed ha scritto un libro su questo argomento. Per favore, ci spieghi la sua visione riguardo al nome “Azerbaigian”. Perché lei crede che esista solo l’Azerbaigian Iraniano, e che non esista alcuna regione con quel nome a nord del fiume Araxes?
R: Storicamente parlando, nessun territorio a nord del fiume Araxes è stato mai denominato Azerbaigian, fino al 1918. Premesso ciò, il nome ha portato diverse difficoltà nella prima metà del XX secolo, e nei successivi anni, e questo non può essere ignorato. La Storia, così come gli antichi geografi e gli scrittori islamici, hanno sempre testimoniato che il territorio a nord del fiume Araxes, che attualmente coincide con l’Azerbaigian, si chiamasse Albania. Gli scrittori classici hanno sempre chiamato questi territori come Albania, Armenia o Alvanak (Aghvanak), mentre gli iraniani lo hanno sempre chiamato Arran. Aliyov, uno storico della precedente Repubblica Sovietica dell’Azerbaigian, nel suo lavoro intitolato “Fonti relative all’antica storia dell’Albania Caucasica”, riferisce che all’epoca dei Parti il territorio si chiamava “Ardan”. […]
Prima dell’invenzione del nome Azerbaigian per designare i territori di Arran e Shirvan, gli zaristi russi si riferivano all’Azerbaigian come quello vero, cioè il territorio a nord della Persia, a sud del fiume Araxes. Il primo volume dell’Enciclopedia Russa (edita nel 1890) afferma “Azerbaigian, che era “Aturpatekan” in Pahlavi e “Azarbadekan” per gli Armeni, è la ricca regione industriale a nord dell’Iran. Essa confina con il Kurdistan iraniano e l’Iraq di Adjam a sud, con il Kurdistan turco e l’Armenia ad ovest, con l’Armenia russa e il sud Caucaso a nord. Il suo confine è definito dal fiume Araxes.” […]
A seguito della Rivoluzione Bolscevica e delle conseguenti agitazioni nell’Impero Russo, i politici turchi del tempo pensarono di creare uno “Stato fantoccio” nel Caucaso. Nel 1911, un partito chiamato “Mossavat” (Uguaglianza) venne fondato a Baku, che fu supportato dai turchi ottomani. Questo partito tenne un congresso congiunto con il Partito Federalista Turco nel 1917. Durante questo congresso, i due partiti si fusero e crearono un partito chiamato “Partito Democratico Federalista Egualitario Turco”. Il loro obiettivo era quello di unire tutti i popoli turcofoni sotto lo stesso ombrello turco. I Mossavatisti formarono un governo il 27 maggio 1918, e chiamarono l’area “Repubblica di Azerbaigian”. La capitale fu inizialmente Gandjeh, ma dopo l’occupazione di Baku da parte delle truppe turche il 15 settembre del 1918 sotto il comando di Noori Pasha, la capitale fu trasferita a Baku, e il governo fu consolidato grazie alle armate turche. I filoturchi comandarono le regioni Arran e Shirvan per due anni, denominandola “Repubblica di Azerbaigian”. La situazione continuò fino al 28 aprile 1920, quando i bolscevichi invasero la neonata Repubblica trasformandola in una repubblica Sovietica. I Soviet continuarono ad usare il nome inventato dai filoturchi, per cui la Repubblica venne chiamata “Repubblica Socialista Sovietica di Azerbaigian”.
Lo studioso sovietico Barthold scrisse nei suoi lavori il motivo di aver mantenuto il nome “Azerbaigian” per la nuova repubblica sovietica. L’intento era di unire la Repubblica di Azerbaigian con l’Azerbaigian Iraniano in un solo Stato Sovietico. Sempre nello stesso volume, Barthold riporta che “quantunque e dovunque ci si voglia riferire alla sola regione della Repubblica di Azerbaigian, si può usare il nome di Arran“. […]
D: Recentemente, in un libro intitolato “Speaking with History”, Nooreddin Kianoory l’ha accusata di essersi pentito delle sue idee socialiste che ha avuto per molti anni, per ritornare in Iran sotto il regime dello Shah e guadagnare posizioni importanti. Cosa vuole dire a proposito?
R: Riguardo al cambiamento delle idee scientifiche, posso dire che nessuno nasce come scienziato, e dall’inizio alla fine della vita la visione scientifica può subire molti cambiamenti. Questo è un requisito essenziale per la crescita dell’essere umano. La distinzione tra uomini ed animali è che l’uomo studia e pensa, ed attraverso il pensiero la sua percezione si evolve. […] Quindi, censurare una persona solo perché ha cambiato opinione è insano ed irragionevole. L’intelligenza di quale persona si può dire sia rimasta allo stesso livello dalla gioventù? Solo i lunatici e i ritardati possono essere così. Gli scienziati che hanno fatto grandi scoperte sono rimasti sempre della stessa idea durante la loro vita? […]
Lo ripeto, tornai in Iran sotto la condizione che nessuno mi avesse mai chiesto di pentirmi. Non mi sono mai pentito pubblicamente sui media. Quelli che mi accusano di pentimento pubblico sono semplicemente dei bugiardi […]
Ho scritto un libro sull’Azerbaigian ed altri hanno fatto lo stesso. Il diritto di giudicare questo lavoro appartiene alla comunità di quelli che sono impegnati nella ricerca e di quelli che ne seguono le ragioni, non ai fanatici e agli ignoranti. […]

COME L’AZERBAIGIAN FALSIFICA LA STORIA

https://laterradihayk.com/2016/11/20/come-lazerbaigian-falsifica-la-storia/

COME L’AZERBAIGIAN FALSIFICA LA STORIA

Le false tesi comunemente promosse dagli storici azeri revisionisti

Uno dei principali obiettivi degli storici azeri è di provare (in tutti i modi) che gli azeri hanno abitato la regione a sud del Caucaso prima degli Armeni. Nel libro di Rouben Galichian, The invention of History, vengono passate in rassegna le numerosi tesi antistoriche azere, confutandole puntualmente.
  1. Gli studiosi azeri sostengono che gli Armeni non abbiano mai abitato il Caucaso del Sud, ma siano stati “portati” dai Russi nel 1828.
    Tutti i viaggiatori che hanno attraversato l’area occupata dall’attuale Armenia dall’XI al XIX secolo, e tra essi anche viaggiatori arabi e persiani, hanno riferito degli Armeni, delle città Armene, dei villaggi e delle chiese. Tra le innumerevoli fonti primarie storiche, Galichian riporta molti storici Europei e Greco-Romani, oltre a storici vissuti anche a Baku.
  2. Gli studiosi azeri sostengono che l’Azerbaigian abbia avuto un governo indipendente da 2000 anni.
    Galichian ricorda che l’odierno Azerbaigian è nato nel 1918, e prima di allora non esisteva nessun Azerbaigian a nord del fiume Araxes. Invece, l’unico Azerbaigian realmente esistito è quello che coincide con la regione a nord dell’Iran, ma a sud del fiume Araxes, e la popolazione residente, fino al XVI secolo, era di etnia Ariana e parlava il Pahlavi, un dialetto persiano. Fino al 1918, la regione a nord del fiume Araxes si chiamava Albania Caucasica (Arran in lingua persiana). Invece, gli Armeni sono storicamente presenti da entrambe le sponde del fiume Araxes.
    “Per cui, in quest’area erano presenti 3 Paesi fino al 1918: Arran (attualmente occupato dall’Azerbaigian), l’Armenia, e l’Azerbaigian Iraniano. Non solo cartografi Arabi e Persiani riferiscono questo, ma anche geografi Occidentali”, riporta Galichian.
    C’è anche un ulteriore e fondamentale dettaglio: la lingua turcofona. Non esiste alcun testo in turco fino al XIX secolo, e inoltre la lingua turca proviene dall’Asia Centrale. Se gli azeri hanno un governo indipendente da 2000 anni, come mai non hanno neanche una propria lingua scritta?
  3. Gli azeri affermano che i propri avi erano gli Albani Caucasici (che erano Cristiani e successivamente convertiti all’Islam), per cui tutti i monumenti e le chiese cristiane esistenti in Azerbaigian sono in realtà costruite dai loro avi, e non dagli Armeni. Per cui, tutti i monumenti cristiani appartengono agli azeri.
    Innanzitutto, gli Albani non erano un’unica popolazione, ma un insieme di tribù. Lo storico Strabone riporta che erano un misto di 26 tribù, alcune delle quali tuttora esistenti nell’area. Ma c’è un punto fondamentale da considerare: anche supponendo che gli Albani Caucasici fossero stati una popolazione a sé stante, la loro conversione all’Islam è avvenuta nel IX secolo, ma molte chiese sono state costruite dal X secolo fino al XVIII secolo. “Sono stati quindi gli Albani islamizzati a costruirle?”, si chiede ironicamente Galichian.
  4. Un’altra versione della storia “revisionata” è che i progenitori degli azeri fossero i Turchi Oghuz, provenienti dall’Asia Centrale. Ma questa popolazione sarebbe arrivata in Albania Caucasica 5000 (!) anni fa, e non 500. Per cui, di nuovo, gli azeri, pur provenendo dall’Asia Centrale, sarebbero comunque una popolazione antecedente gli Armeni.
    “Questa è un’altra balla colossale”, dice Galichian, “tutti sanno che le tribù turche iniziarono ad arrivare nel Caucaso nel VII secolo, e continuarono ad arrivarne sempre di più fino al IX secolo. Ma fino al XIV-XV secolo non erano ancora organizzati come una nazione”.
“Per cui, gli studiosi azeri non riescono ad essere coerenti, e a volte sostengono di essere affini ai turchi e provenienti dal Centro Asia, altre volte, quando c’è contraddizione con la presenza Armena e vogliono affermare di essere sempre esistiti in quelle aree, affermano di essere discendenti degli Albani Caucasici”, continua Galichian.
Galchian, inoltre, evidenzia l’armenofobia contenuta nei libri storici azeri, e nei libri di storia studiati nelle scuole gli Armeni vengono descritti come “quelli in nero, che occupano il nostro Paese e distruggono il nostro popolo” (vedasi anche il rapporto ECRI 2016, n.d.t.).

Le tecniche adottate dagli studiosi azeri per falsificare la Storia

  1. Una delle tecniche più diffuse è quella di tradurre in modo arbitrario le fonti storiche primarie, omettendo liberamente ogni riferimento all’Armenia, o modificandolo con qualche altra popolazione.
    Uno di questi esempi è la storia del Karabakh, scritta nel 1840 da Mirza Qarabaghi. Questo libro fu tradotto in cirillico correttamente nel 1956; più tardi, nel 1986, fu revisionato, ed ogni riferimento all’Armenia fu eliminato o modificato. Lo storico armeno Movses Kalankatvatsi, ad esempio, diventò “Moisey Kalakantli, storico turco o azero”, e nella frase in cui raccolse 10.000 persone per liberare l’Armenia, “Armenia” venne sostituita con “Albania”. Il fatto è che prima del XIX secolo non esistevano documenti scritti in turco, ma principalmente in arabo e in persiano, per cui ora l’Azerbaigian è diventato un utile strumento nelle mani dei turchi, che l’utilizzano per riscrivere la Storia a proprio uso e consumo. Fortunatamente, i testi originali persiani sono stati già tradotti nelle principali lingue europee in modo corretto, per cui continueranno ad esistere. Resta il fatto che tutte le nuove pubblicazioni conterranno le falsificazioni ad hoc.
  2. Questi libri pubblicati in Azerbaigian contengono anche informazioni costruite allo scopo, come autori e fonti storiche inesistenti.
    Galichian porta l’esempio di un libro intitolato “Monumenti nell’Azerbaigian occidentale” (con questo termine intendendo nientemeno che l’attuale Armenia), che afferma che tutti i monumenti esistenti in Armenia, compresi i monumenti urartiani antecedenti il Cristianesimo sono in realtà turchi! Il libro contiene informazioni completamente false, create semplicemente ad arte (ad esempio, si afferma che nelle chiese armene esistano iscrizioni turche). Questo libro è stato scritto da un certo Aziz Alakbarli, che non esiste, assicura Galichian. Un numero di accademici elencati nel libro ugualmente è inesistente. Ma il libro è stato pubblicato dal Ministero del Turismo dell’Azerbaigian!
    C’è un altro libro scritto da Mammadova negli anni ’80, in cui vengono menzionate più di 400 fonti sulla letteratura Albana, ma tra queste non ce n’è nemmeno una dell’Albania, in quanto nessuna fonte attualmente esiste.
Galichian afferma che queste tecniche sono state acquisite dai turchi, che le hanno utilizzate in modo esteso e presentano quindi una storia distorta nei libri scolastici.

Finanziamenti statali

In Azerbaigian l’intero processo di produzione e distribuzione della storia revisionista è completamente controllato dal governo, che finanzia le opere più improbabili, specialmente attraverso la Fondazione Heidar Aliyev, e le diffonde in tutto il mondo, spesso gratuitamente. Dal momento della fondazione dell’attuale Repubblica azera, essi hanno cercato di appropriarsi della storia delle popolazioni effettivamente residenti nelle aree occupate, e spesso creando la storia da zero. A riprova di ciò, basti considerare che dal 1918-1920 fino al 1936, gli abitanti dell’Azerbaigian preferivano essere chiamati turchi o tatari, e fu necessario un decreto russo per imporre loro il nome di “azeri”.
Revisionando la storia a proprio favore, l’Azerbaigian cerca di raggiungere un forte obiettivo politico. Ad esempio, quando i russi fondarono la Repubblica Sovietica Azera, nel 1920, avrebbero potuto mantenerne il nome originario, cioè Shirvan, ma non lo fecero in quanto l’obiettivo era di espandere il socialismo sovietico anche in Iran, e per fare questo il piano era di unire il nuovo Azerbaigian con l’originale Azerbaigian Iraniano, e formare così un nuovo grande Stato Sovietico. L’attuazione del piano era previsto per il 1947, ma fallì. Questo è il gioco di potere dell’attuale elite azera, ed il governo continuerà questo gioco fino a quando i petro-dollari continueranno a foraggiare la loro politica aggressiva. Inoltre, in Azerbaigian il pan-turchismo è dilagante (cioè l’idea di avere un unico Paese turcofono dalla Turchia fino all’Asia Centrale), e l’Armenia si trova proprio nel mezzo di due Stati-lupo come la Turchia e l’Azerbaigian.
Secondo Galichian, gli azeri stressano molto questa politica di rinnovamento storico in quanto si sentono minacciati come azeri stessi, essendo un agglomerato di differenti popoli. “Gli Stati Uniti sono un agglomerato di diverse popolazioni orgogliose delle proprie radici, ma i cittadini sono comunque orgogliosi di fare parte di un’unica Nazione. Gli azeri, invece, essendo un’unione di diverse tribù e razze non orgogliose della propria storia, non si sentono parte di un’unica Nazione, per cui cercano di costruirsi un motivo d’orgoglio per compattarsi, e spesso l’armenofobia è il collante principale.
Gli storici professionisti di tutto il mondo, comunque, sono ben consapevoli delle falsità propinate dagli azeri, ma il pericolo è che i nuovi libri revisionisti finiscano facilmente in mano a giovani studenti che potrebbero interiorizzarli, cadendo nell’astuta trappola azera.