Con l’approssimarsi del 25esimo anniversario, l’Ambasciatore azero in Italia, S.E. Mammad Ahmadzada, ha rilasciato un’intervista, riportata da AgenParl, in cui porta avanti il tentativo dell’attuale dittatore Aliyev di mistificare i fatti. Infatti, secondo la strategia dell’attuale governo azero, i morti di Khojaly (circa 615) costituirebbero un “genocidio” perpetrato dagli armeni nei confronti della popolazione azera. Le affermazioni suonano tanto ridicole quanto assurde, essendo evidente il tentativo degli azeri di apparire vittime di ciò che effettivamente è accaduto alla popolazione armena dal 1915 in poi, nei territori dell’Armenia Storica, nell’Anatolia Orientale.
Una successiva intervista all’Ambasciatrice armena, S.E. Victoria Bagdassarian, riporta i fatti di Khojaly nel proprio perimetro storico. Ecco alcuni estratti dell’intervista:
Domanda: Ambasciatrice Bagdassarian, 25 anni fa nella città di Khojaly si verificarono dei tragici eventi su cui ancora oggi ci sono diverse interpretazioni. Può raccontarci il punto di vista armeno?S.E. Bagdassarian: Per consentire ai lettori di capire cosa accadde veramente a Khojaly, bisogna innanzitutto dare delle informazioni storiche sul Nagorno-Karabakh. Nel 1921, su iniziativa di Iosif Stalin, questa regione, storicamente armena e a maggioranza armena, veniva annessa come enclave all’allora repubblica socialista sovietica dell’Azerbaijan con tutte le conseguenze in termini di discriminazioni di Baku nei confronti degli armeni nel Nagorno-Karabakh.
E Khojaly, piccola città dell’ex enclave autonoma del Nagorno-Karabakh, è stata interamente popolata da armeni fino al 1935, quando vi arrivò la prima famiglia azera. Nel 1969 l’ultima famiglia armena lasciò Khojaly. Dal 1988 fino al 1990 le autorità dell’allora Repubblica socialista Sovietica dell’Azerbaijan popolarono massivamente Khojaly con i turchi mescheti dalla valle di Fergana dell’Uzbekistan.
Durante la guerra scatenata dall’Azerbaijan contro la pacifica popolazione armena del Nagorno-Karabakh, Khojaly divenne una roccaforte militare, da cui si bombardava Stepanakert – capitale del Nagorno-Karabakh – con i sistemi di lanciarazzi multipli da combattimento “Alazan”, “Kristal” e “Grad”, il cui uso è vietato contro i civili. Dal 1991, per un intero anno la popolazione armena di Stepanakert subì pesanti bombardamenti.
[…] Due mesi prima del 26 febbraio del 1992, data di inizio dell’operazione militare, i comandanti dell’esercito di autodifesa del Nagorno-Karabakh avevano annunciato pubblicamente, attraverso vari canali, l’esistenza di un corridoio umanitario e l’inizio delle operazioni. Cosa, questa, confermata da molte organizzazioni internazionali nei loro rapporti, così come da molte altre fonti tra cui anche fonti azere. Più tardi alcuni residenti di Khojaly furono trovati a 12 chilometri di distanza da Khojaly, nella zona vicino alla città di Agdam che fino al 1993 era stata sotto l’effettivo controllo del Fronte nazionale azero. […]
Domanda: Lei ha parlato di fonti. Può farci qualche esempio di fonti e di prove?S.E. Victoria Bagdassarian:Certamente. È un ulteriore atto di ipocrisia il modo in cui il governo azero abusa dei sentimenti umani con la sua propaganda e le sue bugie. Quando Ambasciatore dell’Azerbaijan parla di Khojaly e delle stragi della sua popolazione, non riesce a ricordare che gli abitanti di Khojaly sono state le vittime predestinate di una politica criminale interna tra le autorità azere e il Fronte Nazionale dell’Azerbaijan, un movimento ultra-nazionalista che all’epoca lottava per prendere il potere. I fatti di Khojaly rientravano nella strategia del Fronte Nazionale dell’Azerbaijan per rovesciare il presidente Ayaz Mutalibov e arrivare così al controllo del paese. Ciò fu confermato dallo stesso Presidente Mutalibov, un mese dopo le sue dimissioni, in un’intervista alla giornalista ceca Dana Mazalova, pubblicata dalla Nezavisimaya Gazeta.
E ci sono altre testimonianze di giornalisti ed ex funzionari. Come quella di Chingiz Mustafayev, un corrispondente che ha riportato una versione dissenziente dalla propaganda azera di regime e che in seguito è stato ucciso in circostanze misteriose. O la testimonianza di Tamerlan Karaev, l’allora presidente del Soviet Supremo della Repubblica azera, che ha dichiarato: “La tragedia fu opera delle autorità azere, in particolare di un alto funzionario” (Mukhalifat, quotidiano azero, 28 aprile 1992). […]
In ARMENIA la corruzione percepita è molto superiore di quella reale. Esattamente al contrario dell’AZERBAIGIAN
– La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo ha stilato il nuovo rapporto, per l’anno 2016, relativo all’indagine sugli stili di vita nella cosiddetta “regione transitoria”, comprendente quasi tutti i Paesi dell’Europa dell’Est, la Turchia, la Russia, i Paesi Caucasici, l’Asia Centrale, la Cina, e alcuni Paesi Mediorientali. Tra i vari indici sotto esame troviamo anche la percezione della corruzione dei governi di ciascun Paese, e saltano subito all’occhio le discrepanze tra la realtà e la percezione della stessa. In Armenia, ad esempio, la percentuale della percezione media della corruzione è una delle più alte tra tutti i Paesi sotto indagine, il 34,45%. Andando a vedere i dati relativi a persone che effettivamente hanno avuto esperienze dirette con dinamiche corruttive, allora la percentuale si riduce drasticamente al 10,61%.
Percentuale della percezione e dell’esperienza diretta con la corruzione in Armenia.
La situazione è speculare in Azerbaigian, dove la percezione è molto bassa, intorno al 9%, mentre la situazione corruttiva reale balza al 29,18%.
Percentuale della percezione e dell’esperienza diretta con la corruzione in Azerbaigian.
Una situazione del genere è spiegabile con l’azione dei media, che in Azerbaigian, dove la libertà di stampa è praticamente nulla, punta a far apparire la macchina governativa come assolutamente efficiente e trasparente, mascherando una situazione abbastanza grave. In Armenia, invece, probabilmente a causa di un’errata conoscenza delle dinamiche interne del Paese da parte degli Armeni della diaspora, la percezione è completamente peggiore della realtà, provocando una difficoltà di investimenti di capitali esteri in attività economiche.
KOLEROV, analista russo: provocando tensioni sul confine, l’AZERBAIGIAN dimostra di non voler rispettare gli impegni
– L’analista russo Modest Kolerov ha commentato le recenti tensioni sul confine tra l’Armenia e l’Azerbaigian, affermando che questo pericolo è sempre esistito, ma conferma l’isolamento diplomatico dell’Azerbaigian, che continua ad agire come se il Gruppo di Minsk non si fosse mai riunito a Vienna né a San Pietroburgo.
Kolerov ricorda che fa parte della strategia azera di aumentare la tensione per dimostrare che il CSTO (Collective Security Treaty Organization, di cui fanno parte sia l’Armenia che la Russia) non prenderà nessuna iniziativa coinvolgendo così la Russia in una guerra che non vuole iniziare.
La stasi del CSTO dimostra che l’Armenia non può aspettarsi l’aiuto da parte di Mosca, ma che deve cercare da sola di coinvolgere più organismi internazionali possibili, per portare all’attenzione della comunità internazionale le intenzioni di Baku. Inoltre, la mancata partecipazione del Presidente bielorusso Lukashenko agli ultimi incontri del Gruppo di Minsk e la sua recente visita a Baku potrebbe far pensare ad un riavvicinamento delle posizioni azere e bielorusse.
In questo quadro strategico, l’Armenia non può tergiversare, e deve assumere un ruolo più proattivo per difendersi dagli attacchi.
https://laterradihayk.com/2017/01/03/re-vachagan-iii-il-pio-lultimo-re-armeno-dellalbania-caucasica/ ARMENIAN KING VACHAGAN III THE PIOUS: RESTORATION OF THE ARMENIAN KINGDOM IN THE "EASTERN LAND OF ARMENIA" AND THE ARMENIAN CONSTITUTION [...] In 480s, an Armenian king by the name of Vachagan III, restored the Armenian Kingdom on the territory of the Armenian provinces of Artsakh, Utik and Paytakaran, or "the Eastern Land of Armenia." The capital of Vachagan III was Giwtakan. During his reign, around 500 AD, king Vachagan the Pius called an Ašxarhažołov (the Supreme Council of Ancient Armenia which included representatives from all classes of society) which put together the first Armenian Constitution made up of 21 articles. This unique document was put together more than 1,500 years ago. The Constitution was in many ways adopted through the means of a direct democracy. The draft of the Constitution was sent to different counties throughout the nation, where special councils and discussions were held, the people's councils gave their consent, and subsequently the king convened the Ašxarhažołov, which agreed to adopt the Constitution through a referendum. What is interesting, that the Ašxarhažołov was chaired not by the king, but by a military commander, who was held in high regard by the people due to his heroism and patriotism that he displayed on the battlefield. [...] The 19th century writer and historian, Abbasgulu Bakikhanov, who is credited for writing the modern history of what is today known as "Azerbaijan" (but historically never was, since it encompasses the historic Caucasian Albania and Armenia, while historic Azerbaijan is an Iranian province which never extended north of the Araxes river) noted that "the right banks of the Kur river all the way to its confluence with Araxes river compromise the land of Armenia." North of the Kur river was inhabited by different tribes, extending all the way to the Caucasus mountains. Even after the forceful incorporation of the Armenian provinces of Artsakh, Utik and Paytakaran into the administrative division of the Albanian Marzpanate of the Sassanian Empire, the population of this land remained overwhelmingly Armenian as is attested by countless monuments, inscriptions and documents from throughout the Middle Ages all the way to the modern era. [...]
Re Vachagan III il Pio, l’ultimo re Armeno dell’Albania Caucasica
Restaurazione del Regno Armeno nelle “terre orientali d’Armenia” e la costituzione armena
– Nel 387 d.C. il Regno della Grande Armenia è stato spartito tra l’Impero Romano d’Oriente (l’Impero Bizantino) e la Persia. La parte orientale dell’Armenia era nella sfera di influenza dei persiani e i re armeni continuarono a governare fino al 428, quando l’ultimo re armeno, Artashes III, è stato deposto e l’Armenia fu unita completamente all’Impero sasanide. Al fine di indebolire ulteriormente l’Armenia, le sue provincie orientali, Utik, Artsakh e Paytakaran, furono unite con l’Albania Caucasica, anch’essa provincia sasanide.
Re Vachagan III
Innumerevoli autori medievali annotarono che il territorio ad est del fiume Kur era la “vera” Albania, mentre le provincie di Utik, Artsakh e Paytakaran erano conosciute da tutti come le provincie orientali armene, forzatamente unite al territorio albano. Il fatto che il confine tra Albania e Armenia fosse il fiume Kur era stato sottolineato da molti autori classici, come Tolomeo o Strabone.
Lo scrittore e storico del XIX secolo Abbasgulu Bakikhanov, accreditato come lo scrittore della storia moderna di quella che oggi chiamiamo “Azerbaigian” (ma non lo fu nella realtà, in quanto comprendeva sia Armenia che Albania Caucasica, mentre sappiamo che l’attuale Stato azero era una provincia iraniana chiamata Arran, e l’Azerbaigian storico era al di sotto del fiume Araxes, nel Nord della Persia) ha osservato che le sponde a destra del fiume Kur, fino alla sua confluenza col fiume Araxes, appartenevano all’Armenia. A nord del fiume Kur vivevano diverse tribù fino al Caucaso.
Anche dopo l’incorporazione delle tre provincie nel territorio sasanide dell’Albania le popolazioni rimasero a larghissima maggioranza armena, come testimoniato da molti documenti, monumenti ed iscrizioni arrivate fino a noi dall’epoca medievale.
L’Albania Caucasica nel IV secolo d.C.
Intorno al 480 d.C., un re armeno di nome Vachagan III, restaurò un regno armeno nelle provincie di Utik, Artsakh e Paytakaran, istituendo come capitale la città di Giwtakan. Durante il suo regno, intorno al 500 d.C., il re Vachagan III riunì un Ašxarhažołov (cioè il Consiglio Supremo dell’antica Armenia, che comprendeva i rappresentanti di tutte le classi sociali), il quale definì la prima Costituzione Armena, composta da 21 articoli. Questo documento unico risale quindi a 1500 anni fa. La Costituzione fu adottata attraverso una forma di democrazia diretta. La prima bozza della Costituzione fu inviata a tutte le contee del regno, e infine il re convocò un nuovo Consiglio Supremo che accettò di adottare la Costituzione attraverso un referendum. E’ interessante notare che il Consiglio era presieduto non dal re, ma da un capo militare, il quale era tenuto in grande considerazione per il suo eroismo.
Il regno di Vachagan III venne registrato dallo storico armeno del X secolo, Movses Kalankatuatsi. Il noto studioso S. V. Yushkov ha sottolineato che il territorio di “Aghuank” si trovava in Armenia, e non in Albania Caucasica. Il regno armeno di Vachagan venne riconosciuto anche dallo Scià di Persia. Durante il suo regno, vennero istituite scuole, ospedali e monasteri. Grazie alla sua devozione per il regno e per la gente venne soprannominato “il Pio”.
TALISH: case ricostruite con rifugi adiacenti dopo la guerra di aprile
TALISH – Il politologo Tigran Abrahamyan si è recato recentemente nel villaggio di Talish, in Artsakh, che era stato duramente attaccato durante la guerra dei 4 giorni di aprile, tra l’Azerbagian e gli armeni che vivono nel Nagorno-Karabakh.
Già da due settimane i primi abitanti sono tornati nelle nuove case ricostruite nel villaggio, mentre molti altri lavori sono tuttora in corso, compresa la ricostruzione della strada che collega Talish a Mataghis.
Tutte le case private ricostruite sono dotate di rifugi adiacenti per ripararsi in caso di nuovi attacchi azeri. Sono stati inoltre ricostruiti anche gli edifici pubblici.
Abrahamyan ha aggiunto che gli abitanti di Talish non possono essere costretti a tornare a vivere nel villaggio, nonostante lo Stato abbia fatto il possibile per garantirne la sicurezza. La presenza di un vicino come l’Azerbaigian non garantisce nessuna prevedibilità dei comportamenti, per cui gli abitanti possono decidere se continuare a vivere vicino al confine oppure no.
Special Advisor to the Iranian Majlis Speaker in International Affairs Hossein Amir Abdollahian announced that the upcoming visit of Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu to Azerbaijan will give rise to new provocations in the region.
The reports of the Azerbaijani media regarding the visit to be paid by Israeli Prime Minister to Azerbaijani on 13 December have caused a wave of protests in Iran. The news received a special attention among the representatives of Iran’s Supreme Leader and protests were organised in Turkic-speaking cities of Iran.
In contrast to the previous regimes, the government headed by Hassan Rouhani has taken a different approach towards Azerbaijan-Iran relations, which is to weaken the influence of Israel over Azerbaijan due to deepening its ties with Baku. And one of the preconditions for Tehran to deepen the ties with Azerbaijan is the issues regarding the Shia community of Azerbaijan. However in contrast to Iran’s expectations Azerbaijan not only fails to tackle this issue but also brings forward new issues day by day.
HISTORICAL TRUTH AGAINST TURKISH AND AZERBAIJANI FALSIFICATIONS IN INFORMATION WARFARE
More than five millennia-old ethno-spiritual, political and cultural roots of the Armenian statehood in the Armenian Highland are attested to by the archaeological and architectural monuments, petroglyphs, cuneiform, ancient and medieval written and other historic sources. Historical truth is the backbone and informational defensive shield of the national security of Armenia.
Eduard L. Danielyan
Turkey and Azerbaijan use different types of disinformation and manipulations in information warfare, being unable to overcome the truths about the past and the present of the Armenian nation, the Republic of Armenia and the Artsakh Republic. Falsification of the history and historical geography of Armenia constitutes part of their desperate attempts to deny the Armenians’ historical and legal rights as to the western part of their Homeland – Western Armenia, Cilician Armenia and Armenian Mesopotamia, which were subjected to the Armenian Genocide devastation, as well as – to the eastern part of their Homeland – liberated lands of Artsakh. Turkish and Azerbaijani deceptive methods with a stillborn outcome are crushed against the strongholds of Armenia’s history and the civilizational value system. Those engaged in deceptive information operations display aggressive fallaciousness, as is the case with the Turkish authorities who are scared1 of the recognition of the Armenian Genocide2, territorial reparations, the Armenian demand for the restoration of historical justice and the return of native lands3 [13, էջ 76-86; 14, էջ 475; 15; 10, pp. 12, 41].
HUMAN FREEDOM INDEX 2016: Armenia davanti a Turchia ed Azerbaigian
– L’Armenia, secondo l’ultimo rapporto dello Human Freedom Index (HFI 2016), è risultato il 55° Paese del mondo in quanto a libertà umana. Il Rapporto, pubblicato il 29 novembre 2016, mostra che l’Armenia, nell’area caucasica e mediorientale, è risultata seconda solo alla Georgia (43° posto), mentre è davanti ai Paesi confinanti come la Turchia (90°), l’Azerbaigian (128°) e l’Iran (157°).
L’indice prende in considerazione 79 indicatori distinti di libertà economica e personale nelle seguenti aree: legalità; sicurezza; movimenti; religione; associazioni, assemblee e società civile; espressione; relazioni; dimensione governativa; sistema legale e diritto di proprietà; accesso al contante; libertà di scambi commerciali internazionali; regolazione del credito, lavoro, ed impresa.
HFI è l’indice che prende in considerazione il maggior numero di Paesi del mondo (159) ed ha iniziato la raccolta di dati statistici nel 2008.
SULLA NASCITA DELL’AZERBAIGIAN (parte 2): IL TRATTATO DI TURKMENCHAY
– Il Trattato di Turkmenchay (1828) fu firmato alla fine della seconda guerra russo-persiana del 1826-1828. Come nel caso del precedente Trattato di Gulistan, la Persia fu costretta ad accettare umilianti condizioni da parte della Russia, non avendo altre alternative a seguito della sconfitta di Abbas Mirza. A seguito di questo trattato:
A seguito dell’Art. 4 del trattato, la Persia perde la sovranità su Yerevan (l’attuale capitale armena), Nakhichevan, Talish, e le regioni di Ordubad e Mughan (nell’attuale Azerbaigian), oltre a tutti i territori persi con il precedente trattato di pace;
Il fiume Aras (Araxes) diventa il nuovo confine tra Russia ed Iran, “dall’Ararat fino alla foce del fiume ad Astara”;
Secondo l’Art. 6, la Persia promette di pagare alla Russia 10 Koroor in oro (secondo la valuta del 1828);
Secondo l’Art. 8, la Persia perde totalmente la possibilità di navigare il Caspio, a vantaggio della Russia;
L’Iran riconosce diritti di Capitolazione ai russi in Persia;
Secondo l’Art. 10, la Russia può inviare rappresentanti consolari in ogni luogo dell’Iran;
Secondo l’Art. 13, si può procedere allo scambio dei prigionieri;
Secondo l’Art. 10, l’Iran ha l’obbligo di firmare trattati economici con la Russia, secondo i voleri russi;
Secondo l’Art. 7, la Russia si impegna a sostenere Abbas Mirza come successore di Fath Ali Shah;
L’Iran si scusa ufficialmente per non aver rispettato i termini del Trattato di Gulistan;
Secondo l’Art. 15, l’Iran si impegna a non sostenere nessun movimento secessionista nei khanati delle regioni a nord-ovest.
L’Iran ha riconosciuto ufficialmente che i trattati seguiti alle guerre russo-persiane sono tra i più umilianti firmati dal Paese, e inoltre riconosce Fath Ali Shah come uno dei governanti tra i più incompetenti mai avuti.
SULLA NASCITA DELL’AZERBAIGIAN (parte 1): IL TRATTATO DI GULISTAN
– Il Trattato di Gulistan (1813, anche Gulestan o Golistan), firmato il 24 ottobre in un villaggio del Karabakh, pose fine alla guerra russo-persiana del 1804-1813. A seguito di questo trattato, la Persia cedette la provincia di Arran ai Russi, ponendo le basi della formazione dell’attuale Repubblica dell’Azerbaigian, e dovette anche rinunciare alle proprie mire in Georgia e Dagestan. Il trattato fu mediato dal britannico Gore Ouseley, e fu sottoscritto per la parte iraniana da Haji Mirza Abol Hasan Khan. Si compone di 11 capitoli, e i punti più importanti sono i seguenti:
La Persia (Iran) perde il controllo di tutti i territori a nord del fiume Aras (Araxes) e cede totalmente la sua autorità alla Russia. Questi territori includono:
Tutte le città e i villaggi del Dagestan;
Tutte le città e i villaggi della Georgia, incluse le città che si affacciano sul Mar Caspio;
Baku, nella provincia di Arran (la moderna Repubblica di Azerbaigian);
Derbent;
Shirvan;
Megrelia;
Karabakh;
Ganja;
Shekin;
Abkhazia;
Mughan;
Imeretia;
Guria;
Il khanato di Talish.
L’Iran perde, inoltre, tutti i diritti di navigabilità del Mar Caspio, mentre la Russia ottiene tutti i diritti di stazionarvi con la propria flotta militare;
Entrambi i Paesi accettano il regime di libero scambio, mentre la Russia ottiene ogni diritto di iniziare qualsiasi attività economica in Persia;
La Russia, in cambio, promette di sostenere Abbas Mirza come successore del padre, Fath Ali Shah.
Alcuni storici ritengono che l’annessione dei suddetti territori Transcaucasici alla Russia abbia portato un periodo di pace e stabilità alle popolazioni locali, che erano solite subire le vessazioni da parte dei turchi. Altri, invece, pensano che le popolazioni abbiano perso molte libertà acquisite col tempo, essendo poi forzate all’integrazione con la Russia, specialmente gli Sciiti che vivevano lungo le sponde del Caspio, che avevano molti più legami con l’Iran che con i russi.