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venerdì 24 febbraio 2017

La verità dietro le bugie azere su Khojaly

La verità dietro le bugie azere su Khojaly

Quest’anno ricorre il 25esimo anniversario del massacro di Khojaly, avvenuto tra il 26 e il 28 febbraio 1992 nei pressi della cittadina omonima, e il regime azero di Aliyev si è già attivato foraggiando i vari think tank sparsi nel mondo per mistificare gli avvenimenti storici.Un nuovo video, apparso su Youtube il 12 febbraio scorso, ha gettato una nuova luce sui tragici eventi di 25 anni fa, contribuendo a dissolvere la coltre di nebbia alzata dal regime azero.Si nota nel video che la Commissione del Consiglio Supremo dell’Azerbaigian ha completato le investigazioni sugli eventi di Khojaly, ma evitò di divulgare informazioni. Si dice, inoltre, che tutti i testimoni sono morti in circostanze misteriose.Il reporter di guerra, Chingiz Mustafayev, è stato uno dei testimoni della tragedia, ed ha accusato i vertici azeri di allora come i responsabili degli eventi.Inizialmente gli fu vietato l’ingresso nei luoghi dove furono ritrovati i corpi con la scusa di venire esposto al fuoco armeno. Mustafayev, comunque, riuscì ad accedere grazie ad un elicottero che avrebbe dovuto trasportare i corpi.Mustafayev girò il video due volte: la prima volta filmò i corpi accasciati a terra, e intorno ad essi c’erano soldati che camminavano tra i cadaveri e ne stavano trasportando alcuni. I soldati, a suo dire, certamente non erano armeni. Alla vista dell’elicottero, le persone armate fuggirono. Il reporter si chiese:”Dove stavano trasportando i corpi?”. Il giorno successivo si recò nuovamente sul luogo dove c’erano i corpi, e li ritrovò mutilati. Nel video il reporter si chiede:”Chi ha fatto questo in così poco tempo? Ho girato la stessa scena ieri,  e non c’era niente di tutto questo”.
Con l’approssimarsi del 25esimo anniversario, l’Ambasciatore azero in Italia, S.E. Mammad Ahmadzada, ha rilasciato un’intervista, riportata da AgenParl, in cui porta avanti il tentativo dell’attuale dittatore Aliyev di mistificare i fatti. Infatti, secondo la strategia dell’attuale governo azero, i morti di Khojaly (circa 615) costituirebbero un “genocidio” perpetrato dagli armeni nei confronti della popolazione azera. Le affermazioni suonano tanto ridicole quanto assurde, essendo evidente il tentativo degli azeri di apparire vittime di ciò che effettivamente è accaduto alla popolazione armena dal 1915 in poi, nei territori dell’Armenia Storica, nell’Anatolia Orientale.
Una successiva intervista all’Ambasciatrice armena, S.E. Victoria Bagdassarian, riporta i fatti di Khojaly nel proprio perimetro storico.
Ecco alcuni estratti dell’intervista:
Domanda: Ambasciatrice Bagdassarian, 25 anni fa nella città di Khojaly si verificarono dei tragici eventi su cui ancora oggi ci sono diverse interpretazioni. Può raccontarci il punto di vista armeno?S.E. Bagdassarian: Per consentire ai lettori di capire cosa accadde veramente a Khojaly, bisogna innanzitutto dare delle informazioni storiche sul Nagorno-Karabakh. Nel 1921, su iniziativa di Iosif Stalin, questa regione, storicamente armena e a maggioranza armena, veniva annessa come enclave all’allora repubblica socialista sovietica dell’Azerbaijan con tutte le conseguenze in termini di discriminazioni di Baku nei confronti degli armeni nel Nagorno-Karabakh.
E Khojaly, piccola città dell’ex enclave autonoma del Nagorno-Karabakh, è stata interamente popolata da armeni fino al 1935, quando vi arrivò la prima famiglia azera. Nel 1969 l’ultima famiglia armena lasciò Khojaly. Dal 1988 fino al 1990 le autorità dell’allora Repubblica socialista Sovietica dell’Azerbaijan popolarono massivamente Khojaly con i turchi mescheti dalla valle di Fergana dell’Uzbekistan.
Durante la guerra scatenata dall’Azerbaijan contro la pacifica popolazione armena del Nagorno-Karabakh, Khojaly divenne una roccaforte militare, da cui si bombardava Stepanakert – capitale del Nagorno-Karabakh – con i sistemi di lanciarazzi multipli da combattimento “Alazan”, “Kristal” e “Grad”, il cui uso è vietato contro i civili. Dal 1991, per un intero anno la popolazione armena di Stepanakert subì pesanti bombardamenti.
[…] Due mesi prima del 26 febbraio del 1992, data di inizio dell’operazione militare, i comandanti dell’esercito di autodifesa del Nagorno-Karabakh avevano annunciato pubblicamente, attraverso vari canali, l’esistenza di un corridoio umanitario e l’inizio delle operazioni. Cosa, questa, confermata da molte organizzazioni internazionali nei loro rapporti, così come da molte altre fonti tra cui anche fonti azere. Più tardi alcuni residenti di Khojaly furono trovati a 12 chilometri di distanza da Khojaly, nella zona vicino alla città di Agdam che fino al 1993 era stata sotto l’effettivo controllo del Fronte nazionale azero. […]
Domanda: Lei ha parlato di fonti. Può farci qualche esempio di fonti e di prove?S.E. Victoria Bagdassarian: Certamente. È un ulteriore atto di ipocrisia il modo in cui il governo azero abusa dei sentimenti umani con la sua propaganda e le sue bugie. Quando Ambasciatore dell’Azerbaijan parla di Khojaly e delle stragi della sua popolazione, non riesce a ricordare che gli abitanti di Khojaly sono state le vittime predestinate di una politica criminale interna tra le autorità azere e il Fronte Nazionale dell’Azerbaijan, un movimento ultra-nazionalista che all’epoca lottava per prendere il potere. I fatti di Khojaly rientravano nella strategia del Fronte Nazionale dell’Azerbaijan per rovesciare il presidente Ayaz Mutalibov e arrivare così al controllo del paese. Ciò fu confermato dallo stesso Presidente Mutalibov, un mese dopo le sue dimissioni, in un’intervista alla giornalista ceca Dana Mazalova, pubblicata dalla Nezavisimaya Gazeta.
E ci sono altre testimonianze di giornalisti ed ex funzionari. Come quella di Chingiz Mustafayev, un corrispondente che ha riportato una versione dissenziente dalla propaganda azera di regime e che in seguito è stato ucciso in circostanze misteriose. O la testimonianza di Tamerlan Karaev, l’allora presidente del Soviet Supremo della Repubblica azera, che ha dichiarato: “La tragedia fu opera delle autorità azere, in particolare di un alto funzionario” (Mukhalifat, quotidiano azero, 28 aprile 1992). […]

Vardan Asatryan vince e solleva la bandiera dell’Artsakh!

Vardan Asatryan vince e solleva la bandiera dell’Artsakh!

(Fonte: SputnikArmenia)

giovedì 29 dicembre 2016

Min. Esteri ARTSAKH: non abbiamo alcuna intenzione di cedere territori

https://laterradihayk.com/2016/12/29/min-esteri-artsakh-non-abbiamo-alcuna-intenzione-di-cedere-territori/

Min. Esteri ARTSAKH: non abbiamo alcuna intenzione di cedere territori

– Durante la conferenza stampa di fine anno, il Ministro degli Affari Esteri dell’Artsakh, Karen Mirzoyan, ha riassunto tutta l’attività portata avanti dal proprio dicastero durante l’anno 2016, tra cui l’incessante spinta al riconoscimento internazionale dell’indipendenza della Repubblica di Artsakh e ad una soluzione pacifica dei rinnovati scontri con l’Azerbaigian.
Riguardo all’aggressione dello scorso 2 aprile da parte degli azeri, il Ministro ha ricordato come siano aumentati gli sforzi per aumentare la comunicazione con gli organi di informazione internazionale per rendere note le ragioni dei cittadini di origine armena che vivono nella regione del Karabakh.
Inoltre, Mirzoyan ha ribadito come il processo di pace può raggiungere un reale progresso solamente se ai negoziati di pace possa partecipare anche la Repubblica Autonoma di Artsakh come soggetto politico. Specialmente a causa degli eventi dell’aprile scorso, il Ministro ha ribadito che ogni proposta azera che possa rappresentare una minaccia all’incolumità della popolazione che vive nei territori di Artsakh verrà ritenuta inaccettabile.
Infine, il Ministro degli AA.EE. ha ricordato come il riconoscimento internazionale della Repubblica di Artsakh possa essere un reale motivo di risoluzione pacifica del conflitto, garantendo un processo irreversibile di pace. Tutti gli sforzi, nel 2017, saranno concentrati per far sì che la comunità internazionale riconosca lo status di Repubblica alla regione autonoma di Artsakh.
(Fonte: Karabakh.it)
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martedì 13 dicembre 2016

TALISH: case ricostruite con rifugi adiacenti dopo la guerra di aprile

https://laterradihayk.com/2016/12/13/talish-case-ricostruite-con-rifugi-adiacenti-dopo-la-guerra-di-aprile/

TALISH: case ricostruite con rifugi adiacenti dopo la guerra di aprile

TALISH – Il politologo Tigran Abrahamyan si è recato recentemente nel villaggio di Talish, in Artsakh, che era stato duramente attaccato durante la guerra dei 4 giorni di aprile, tra l’Azerbagian e gli armeni che vivono nel Nagorno-Karabakh.
Già da due settimane i primi abitanti sono tornati nelle nuove case ricostruite nel villaggio, mentre molti altri lavori sono tuttora in corso, compresa la ricostruzione della strada che collega Talish a Mataghis.
Tutte le case private ricostruite sono dotate di rifugi adiacenti per ripararsi in caso di nuovi attacchi azeri. Sono stati inoltre ricostruiti anche gli edifici pubblici.
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Abrahamyan ha aggiunto che gli abitanti di Talish non possono essere costretti a tornare a vivere nel villaggio, nonostante lo Stato abbia fatto il possibile per garantirne la sicurezza. La presenza di un vicino come l’Azerbaigian non garantisce nessuna prevedibilità dei comportamenti, per cui gli abitanti possono decidere se continuare a vivere vicino al confine oppure no.
(Fonte: Asbarez.com)

martedì 29 novembre 2016

ARTSAKH: trovato DNA di 7MILA anni fa perfettamente corrispondente agli ARMENI MODERNI

https://laterradihayk.com/2016/11/21/artsakh-trovato-dna-di-7mila-anni-fa-perfettamente-corrispondente-agli-armeni-moderni/

ARTSAKH: trovato DNA di 7MILA anni fa perfettamente corrispondente agli ARMENI MODERNI

– ARTSAKH, AZOKH: Un team di paleontologi provenienti dagli USA, dalla Gran Bretagna, dalla Danimarca e dall’Armenia, guidati dal Prof. Yepiskoposyan, ha condotto una serie di ricerche in una grotta nei pressi del villaggio Azokh, nella Repubblica di Artsakh (Nagorno Karabakh), effettuando una scoperta sensazionale: la scoperta di un dente risalente a circa 7mila anni fa, con DNA ancora integro, e perfettamente corrispondente agli Armeni moderni.
Dagli inizi degli scavi, nel 2002, sono state ritrovate centinaia di ossa di mammiferi, tra cui un orso gigante ormai estintosi. Inoltre, i resti di 3 tipi di ominidi sono tornate alla luce (Homo heidelbergensisHomo neanderthalensis, ed Homo sapiens).grotta-di-azokh-artsakh-01
In una delle grotte, denominata Alexan Uzes, è stato ritrovato un dente contenente ancora DNA perfettamente integro. Dopo le analisi di laboratorio, si è potuto constatare che il DNA ritrovato è corrispondente alla maggior parte degli Armeni moderni, confermando la tesi di essere un popolo autoctono dell’altopiano Armeno, e di non essere migrati da altrove.
La presenza di ricercatori di altri Paesi aiuterà anche la conferma internazionale della scoperta. Il Prof. Yepiskopyan, in altre occasioni, ne aveva ribadito l’importanza per evitare di subire attacchi da parte della controinformazione azera, che avrebbe potuto accusare gli armeni di aver condotto analisi artefatte. Sono, infatti, numerosi i casi di revisionismo storico da parte dell’Azerbaigian (o, più precisamente, Arran), volti a costruire una storia inesistenti del proprio Paese o a screditare i vicini Armeni.
(Fonti e foto: PeopleOfAr e Wikipedia)

martedì 18 ottobre 2016

HEAPING ON THE CAVIAR DIPLOMACY - QUANDO LA POLITICA EUROPEA (E ITALIANA) PUZZA DI CAVIALE…

https://laterradihayk.com/2016/10/18/quando-la-politica-europea-e-italiana-puzza-di-caviale/

HEAPING ON THE CAVIAR DIPLOMACY

How does an autocratic regime divert attention abroad from its human-rights record and discourage the opposition at home? In the case of Azerbaijan, through lavish extravaganzas and high-end lobbying

The government practises a revolving-door policy with critics, locking them up and releasing them when it is expedient. Dozens received pardons before Aliyev’s trip to a nuclear-security summit in Washington,DC, earlier this year. And just before the eyes of the world turned to Baku for the FI race, the Supreme Court, which is anything but independent, ordered the release of Khadija Ismayilova, an investigative journalist who had been detained in 2014, supposedly for tax evasion and other crimes, but in reality for writing about corruption.
[…]
Rebecca Vincent, a former United States diplomat in Baku who now works with Sport for Rights, a campaign group, says FI and its sponsors “should be ashamed to allow themselves to be used as a propaganda tool”.
[…]
Azerbaijan is desperate to be seen as part of the European family, despite being inconveniently located in the South Caucasus, to the east of its ethnic brethren in Turkey. Its FI race was branded the Grand Prix of Europe. That was “a bit cheeky”, chuckles Sir Martin.
[…]
At the European level, much of Azerbaijan’s effort has been directed – largely successfully – at the Council of Europe (COE), an organisation focused on promoting democracy, the rule of law and economic development across the continent. Controversially, Azerbaijan has been admitted as a member and was even chair of its committee of ministers during a particularly harsh crackdown on its domestic critics in 2014.
[…] PACE has often gone soft on Azerbaijan, toning down criticism of its human-rights violations and iffy elections. […] In June it emerged that prosecutors in Milan have accused Luca Volontè, an Italian politician, of accepting bribes of more than €2m from Azerbaijan while leader of a faction in PACE.
[…]
In America, the Azeris spoon out caviar diplomacy through their embassy, through SOCAR, the regime’s oil company, and, until recently at least, through the Azerbaijan America Alliance (AAA), an American version of TEAS. They also work with lobbying firms, including Podesta Group, co-founded by Tony and John Podesta. The latter was chief of staff to Bill Clinton and an adviser to Barack Obama, and now chairs Hillary Clinton’s presidential campaign. […] “Is America really that cheap to buy?” asks the recently released investigative journalist Ismayilova.

Condivido con estremo piacere un articolo apparso sul sito Karabakh.it, di cui riporto un estratto, sulla politica denominata “al caviale” della diplomazia azera, fatta di regalie e finanziamenti occulti a personaggi politici ed influenti di tutto il mondo.
Il presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE), il filo azero Agramunt, interrompe il discorso della delegata azera che ricorda il procedimento penale verso il deputato italiano Luca Volontè
Nessuno è colpevole fino alla condanna e certamente non vogliamo sottrarci a questo principio di garanzia. Pertanto non considereremo mai il deputato italiano Luca Volontè colpevole di aver percepito   2.400.000 euro dal regime dell’Azerbaigian come un procedimento penale avviato dalla Procura di Milano sta cercando di accertare in questi ultimi mesi.
[…]
Sarebbe il caso che la magistratura (non solo milanese) e la politica italiana provassero a esplorare il variegato mondo della ingerenza e della corruzione azera in Italia. Certo ci sono anche i “poveri idioti” che si fanno trascinare in qualche convegno, basta anche solo un viaggio o una cena pagata; ma per certi incalliti ammiratori di Aliyev e compagni il dubbio confina strettamente con la certezza.

lunedì 17 ottobre 2016

Nuove violazioni azere del cessate-il-fuoco in Nagorno-Karabakh

Nuove violazioni azere in Nagorno Karabakh

STEPANAKERT, OCTOBER 17, ARTSAKHPRESS: The Ministry’s announcement reads: “Overnight October 16-17 the Azerbaijani side violated the ceasefire regime more than 30 times by firing over 360 shots from various caliber small arms at the Armenian positions in the Nagorno Karabakh-Azerbaijan line of contact. In the northern and north-eastern directions the Azerbaijani forces fired also “ISTIGLAL” sniper rifles (20 shots).

The Defense Army forces continue fully controlling the situation in the frontline and take counter measures only in case of strict necessity.”

Nuove violazioni azere del cessate-il-fuoco in Nagorno-Karabakh

Il Ministero della Difesa del Nagorno-Karabakh ha riferito che nella notte tra il 16 e il 17 ottobre l’Azerbaigian ha violato il cessate-il-fuoco oltre 30 volte, utilizzando anche un fucile di precisione in dotazione alle forze azere, denominato “Istiglal”. In totale, più di 360 proiettili sono stati sparati lungo la linea di contatto.

giovedì 13 ottobre 2016

Racism in Azerbaijan - Razzismo in Azerbaigian - ECRI report 2016

ECRI Report 2016

Political leaders, educational institutions and media have continued using hate speech against Armenians; an entire generation of Azerbaijanis has now grown up listening to this hateful rhetoric. Human rights activists working inter alia towards reconciliation with Armenia have been sentenced to heavy prison terms on controversial accusations and there are big concerns that hate speech provisions have been misused against the Talysh minority.

On the other hand, a study on hate speech in the media in Azerbaijani, Armenian and Georgian in October 2014 concluded that 342 (3.9%) out of the 8 679 Azerbaijani news items examined contained such statements. Hate speech was found in 8.8% of printed news items, 4.9% of electronic items and 2% of television programmes. Almost all of the 196 hate speech items dealing with ethnic conflicts were targeted at Armenians.

Other sources confirm recurrent hate speech towards Armenians32, which is connected with the conflict over Nagorno-Karabakh, the frequent ceasefire violations at the contact line and the resulting deaths and injuries.33 The Advisory Committee of the Framework Convention for the Protection of National Minorities (ACFC) for example noted “a persistent public narrative surrounding the conflict over Nagorno-Karabakh identifying [in]variably Armenia or Armenians as ‘the enemy’ and openly promulgating hate messages”.34 According to other sources, there is a conflict-ridden domestic political discourse35 and Azerbaijan’s leadership, education system and media are very prolific in their denigration of Armenians.36 Political opponents are accused of having Armenian roots or of receiving funds from Armenian sources.37 An entire generation of Azerbaijanis has now grown up listening to constant rhetoric of Armenian aggression.38 According to a 2012 survey, 91% perceived Armenia as Azerbaijan’s greatest enemy.39 As a result, the Armenians living in the country need to hide their ethnic affiliation and there is no organisation of the Armenian minority in the country with which ECRI’s delegation could have met. The human rights activists Leyla and Arif Yunus, who worked inter alia towards reconciliation with Armenia, have been arrested and sentenced under controversial accusations to heavy prison terms.40 Both were conditionally released at the end of 2015.

ECRI reiterates its recommendation that the Azerbaijani authorities ensure that public officials at all levels refrain from hate speech towards Armenians.

Strasburgo, 7 giugno 2016 – La Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) ha pubblicato oggi il suo nuovo rapporto sull’Azerbaigian. Mentre sono stati compiuti progressi in settori come la legislazione sull’immigrazione e le condizioni di vita delle minoranze storiche, altre questioni destano preoccupazione, come l’uso continuato dei discorsi di odio, la repressione della società civile indipendente e dei media, il pregiudizio contro le persone LGBT e la discriminazione nei confronti di minoranze religiose.
Sullo sfondo di un generale atteggiamento di apertura verso la maggior parte delle minoranze storiche in Azerbaigian, l’ECRI mostra apprezzamento riguardo al fatto che le autorità abbiano migliorato le loro condizioni di vita attraverso il decentramento delle istituzioni e con la costruzione di infrastrutture come scuole e strade nei villaggi remoti. Nel 2014, è stato istituito il Centro Internazionale per il Multiculturalismo di Baku  ed è stato adottato un Codice di Migrazione.
Allo stesso tempo, l’ECRI esprime preoccupazione per un ampio giro di vite sulla società civile indipendente e dei media. Come risultato, i gruppi più vulnerabili non possono più rivolgersi alle ONG per l’assistenza in caso di razzismo, discorsi di odio e di discriminazione.
Anche se nessun crimine violento basato sull’odio per l’affiliazione etnica è stato registrato in Azerbaijan nel corso degli ultimi cinque anni, i leader politici, gli istituti di istruzione e i media hanno continuato a diffondere espressioni di odio. Il perdono, il rilascio e la premiazione nel 2012 di Ramil Safarov, che era stato condannato a Budapest all’ergastolo per l’omicidio di un ufficiale dell’esercito armeno, contribuisce ad un senso di impunità per gli autori di reati di razzismo. Il rapporto raccomanda che le autorità pongano fine al costante e mediatizzato uso di discorsi di odio, e di promuovere la comprensione e la fiducia reciproca.
L’Azerbaigian non ha emanato una normativa globale contro la discriminazione e non c’è istituzione responsabile per la prevenzione e la lotta al razzismo e alla discriminazione nel settore privato. ECRI deplora anche un considerevole numero di attacchi violenti contro le persone LGBT, molti commessi dagli stessi membri della famiglia. La legge sulla libertà di religione non è in linea con gli standard internazionali. Diverse minoranze religiose sono state oggetto di dure restrizioni e discriminazioni, comprese le incursioni della polizia, la detenzione, la chiusura dei luoghi di culto, il divieto di pregare al di fuori delle moschee, la censura della letteratura religiosa e le pesanti sanzioni. In pratica, non ci sono alternative al servizio militare in Azerbaigian.
Nel suo rapporto, il Consiglio della Commissione contro il Razzismo in Europa rivolge una serie di raccomandazioni alle autorità azere. Le due raccomandazioni seguenti devono essere attuate in via prioritaria:
  • Creare le condizioni in base alle quali una diversa ed indipendente società civile si può sviluppare;
  • Adempiere alla promessa fatta al momento dell’adesione al Consiglio d’Europa di adottare una legislazione sulle alternative al servizio militare.
Come conseguenza ad interim, l’ECRI valuterà l’attuazione delle priorità di queste due raccomandazioni nei prossimi due anni.

L’ECRI è un organo per i diritti umani del Consiglio d’Europa, composto da esperti indipendenti, che monitora i problemi di razzismo, la xenofobia, l’antisemitismo, l’intolleranza e la discriminazione per motivi quali la “razza”, la nazione, l’origine etnica, il colore, la cittadinanza, la religione e la lingua (discriminazione razziale); Essa prepara relazioni e raccomandazioni agli Stati membri.

sabato 23 luglio 2016

Tevanik (2014)

https://laterradihayk.com/2016/07/20/tevanik-2014/

VIDEO film completo

Regista: Jivan Avetisyan
Paese: Armenia
Scritto da: Arnold Aghababov, Karineh Khodikyan
Prodotto da: Masis Bagdasaryan, Gevorg Gevorgyan, Kestutis Drazdauskas
Durata: 1h 21m
Lingua: armena
Il film è suddiviso in 3 parti: la prima parte racconta la storia di una famiglia felice che improvvisamente si disgrega ponendo fine all’infanzia del piccolo Aram. La seconda parte vede come protagonista Astghik, che a causa della guerra perde le sue amicizie ed il suo amore. La terza parte, infine, racconta la storia del 14enne Tevanik, che si ritrova ad essere parte di una guerra che lo cambierà per sempre.
Festival & Premiazioni:
  • “Haykyan Awards” 2014
    Premio speciale della Youth Foundation of Armenia a Jivan Avetisyan
  • “Tbilisi International Film Festival” 2014
    Proiezione speciale alla cerimonia di chiusura
  • “Sarajevo Film Festival-Cinelink Market” International Film Festival 2014
    Proiezione
  • “Asian Pacific Screen Awards” 2014
    Citazione
  • “First Silk Road International Film Festival” 2014
    Premio del Pubblico
  • 67th Cannes Film Festival 2014
    Proiezione
  • “Overlook International Film Festival” 2014
    Premio della Giuria per “Miglior Lavoro Originale”
  • ”Arpa International Film Festival” 2014
    Premio come Miglior Sceneggiatura

Qui sotto, il film in lingua originale armena, sottotitolato in russo (appena sarà disponibile la versione con i sottotitoli in inglese, il link verrà AGGIORNATO):


mercoledì 8 giugno 2016

Angela Merkel: la Russia giocherà un ruolo chiave nella risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh

YEREVAN, 7 giugno 2016: Il cancelliere tedesco Angela Merkel riferisce che la Russia giocherà un ruolo significativo nella risoluzione del conflitto del Nagorno Karabakh.
“La Russia, naturalmente, avrà un ruolo chiave nella risoluzione del conflitto del Nagorno Karabakh. Useremo i nostri contatti per assistere il governo russo, anche come co-presidenti del gruppo di Minsk (governi degli Stati Uniti e Francia) per risolvere il conflitto del Nagorno Karabakh “, ha detto la Merkel durante la conferenza stampa congiunta con il presidente azero Ilham Aliyev il 7 giugno a Berlino, riporta RIA Novosti.