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lunedì 30 gennaio 2017

Armenia, Italia ed Iran gemellate da 3 ponti

https://laterradihayk.com/2017/01/30/armenia-italia-ed-iran-gemellate-da-3-ponti/

Armenia, Italia ed Iran gemellate da 3 ponti

– Quasi 10 anni fa, il 4 maggio 2006, per iniziativa dell’Associazione Zatik, venne posata una targa celebrativa sul ponte Milvio, per celebrare un gemellaggio tra l’Italia, l’Armenia e l’Iran attraverso un simbolo di amicizia e vicinanza, quale è il ponte.
Sono stati scelti 3 ponti significativi nei 3 Paesi coinvolti, ognuno dei quali ha rivestito un’importanza fondamentale per la storia di ciascun Paese.
A Roma è stato scelto Ponte Milvio, con la seguente motivazione: ponte-milvio-roma
E’ Tito Livio che nel 207 a.C. testimonia per primo la presenza di questo ponte. Ricostruito dal censore M. Emilio Scauro nel 109 a.C. il ponte crollò nuovamente nel 312 quando, per ordine di Massenzio, le estremità vennero sostituite da passerelle lignee. Più volte distrutto e ricostruito, il Ponte Milvio, fortezza per il controllo dell’accesso al versante nord della città di Roma, fu a più riprese restaurato.
Nel 1805, sotto Pio VII, il Valadier traforò la torre, consentendo il percorso diretto sino alla riva e disegnò il piazzale antistante. Attraversato nel corso dei secoli da illustri personaggi, il ponte fu ancora al centro di un’azione bellica quando nel 1849 i Garibaldini vi contrastarono l’avanzata francese.
Secondo alcune fonti, di qui passarono agli inizi del 300 d.C. Tiridate III, re di Armenia e San Gregorio l’Illuminatore, patriarca degli Armeni, per portare a Roma la loro testimonianza di cristianità.
In Armenia, nella città di Alaverdi, è stato scelto il ponte di Sanahin: ponte-sanahin-alaverdi
Situato nella città di Alaverdi, nella provincia di Gugark, questo ponte sul fiume Debed venne costruito per volere della Regina Vavane nel 1192 in memoria del defunto sovrano Gugark Abbas, suo consorte. Il diametro dell’arco in muratura raggiunge i diciotto metri e le pile di sostegno poggiano direttamente ai lati delle acque del fiume. Questo antico ponte, finora molto ben conservato, porta ancora i segni delle ruote dei carri trainati dai muli che per decenni lo hanno calpestato e ancora oggi ai lati dell’impalcato sono ben visibili alcune figure scultoree raffiguranti leonesse stilizzate.
Su una delle sponde si erge un khachkar, la tradizionale croce armena di pietra, che porta la stessa data di costruzione del ponte e che molto probabilmente venne eretta in funzione di pietra miliare e a protezione dei viandanti.
In Iran, infine, nella città di Isfahan, venne scelto il ponte di Allahverdi-Khan: ponte-allahverdi-khan-isfahan
Il ponte Allahverdi-Khan o Syosepol (1602 d.C.), è stato costruito nella città di Isfahan per volontà dello Scià Abbas il Grande sul fiume Zayandeh Rud. Esso collega la città di Isfahan col rione armeno di Nor Giulfà (Nuova Giulfa), insediamento creato dallo scià Abbas che, colpito dalle capacità creative degli artigiani armeni, spostò pietra su pietra, all’interno dei suoi domini, l’antico villaggio di Giulfa con tutti i suoi abitanti. In prossimità del ponte gli armeni celebravano il Battesimo della Croce, e tuttora, all’inizio dell’estate, festeggiano il Vartavar (festa dell’acqua), in occasione della quale la tradizione vuole che tutti i passanti vengano spruzzati d’acqua.
Il ponte, costruito a forma di diga, è dotato di due ordini di porticati, e offre zone d’ombra riparate dal sole e dai venti prevalenti. il ponte Allahverdi-Khan è lungo 300 metri e largo 14. Viene chiamato anche Syosepol per le sue 33 arcate.
Di seguito, l’intervento della Presidentessa dell’Associazione, Graziella Falconi:
L’Associazione Zatik ha organizzato, grazie alla tenacia dell’arch. Vahè Vartanian, questa giornata per onorare in modo non formale, ma solenne, la memoria del genocidio armeno.
Una giornata patrocinata dalla memoria del genocidio, dal suo insegnamento per tenere a bada ogni forma di violenza. Insegna l’Ecclesiaste che c’è un tempo per ricordare e un tempo per dimenticare, dove il dimenticare non è la rimozione, ma l’elaborazione del ricordo, per renderlo attore del presente e del futuro. Ed è questo il senso della nostra iniziativa.
Perché da Ponte Milvio?
Perché da qui, nel 313 dopo Cristo, inizia una storia all’insegna dell’emersione di masse di umili, i cristiani, che vengono riconosciute; è la storia della rottura di una solitudine. I ponti sono l’emblema della rottura di una solitudine; solitudine che per gli armeni è stata (ed in parte è) geografica, culturale, religiosa. Una somma di solitudini che ha permesso di consumare un genocidio e di non nominarlo, non riconoscerlo, negarlo.
Con il gemellaggio fra ponti si vuole qui ricordare la necessità del riconoscimento e del confronto con le altre culture. Ciò non solo non pregiudica le varie identità, non le annulla, al contrario dà loro valore.
La storia del genocidio armeno insegna che esso non fu frutto delle diversità, ma frutto della lotta per il potere, fu la lotta per il potere ad armare la mano facendosi scudo della religione, usando come pretesto la diversità religiosa. Ma questo gli umili sanno riconoscere a naso, senza bisogno di infingimenti. Così seppero fare quei cittadini turchi che aiutarono gli armeni durante il genocidio, la cui responsabilità non ricade sul popolo turco, ma su un pugno di uomini politici in lotta per il potere. Come è accaduto nella Germania di Hitler, la colpa dei padri non ricade sui figli, ma è anche bene che i figli prendano da essa opportune distanze.
Questa nostra iniziativa di incontro e scambio culturale vorrei fosse dedicata alle donne, a quelle ragazze, alle madri, sorelle, mogli, che furono le principali vittime del genocidio del 1914 e che contemporaneamente hanno saputo essere, e sono, le principali costruttrici di ponti, di messaggi di pace, di messaggi di vita. Grazie per essere intervenuti e ci auguriamo che analoghe iniziative siano al più presto celebrate su più ponti in Europa e nel Mediterraneo, così come testimoniano le positive accoglienze alla proposta di Zatik da parte del Comune di Parigi e di Siviglia.
ponte-milvio-roma-cerimonia-targa
Cerimonia di posa della targa.
(Fonte: Zatik)

martedì 13 dicembre 2016

AZERBAIJAN can apply ISRAELI weapons against IRAN

AZERBAIJAN can apply ISRAELI weapons against IRAN

Special Advisor to the Iranian Majlis Speaker in International Affairs Hossein Amir Abdollahian announced that the upcoming visit of Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu to Azerbaijan will give rise to new provocations in the region.

The reports of the Azerbaijani media regarding the visit to be paid by Israeli Prime Minister to Azerbaijani on 13 December have caused a wave of protests in Iran. The news received a special attention among the representatives of Iran’s Supreme Leader and protests were organised in Turkic-speaking cities of Iran.

In contrast to the previous regimes, the government headed by Hassan Rouhani has taken a different approach towards Azerbaijan-Iran relations, which is to weaken the influence of Israel over Azerbaijan due to deepening its ties with Baku. And one of the preconditions for Tehran to deepen the ties with Azerbaijan is the issues regarding the Shia community of Azerbaijan. However in contrast to Iran’s expectations Azerbaijan not only fails to tackle this issue but also brings forward new issues day by day.

https://laterradihayk.com/2016/12/13/lazerbaigian-potrebbe-utilizzare-le-armi-israeliane-contro-liran/

martedì 29 novembre 2016

HUMAN FREEDOM INDEX 2016: Armenia davanti a Turchia ed Azerbaigian

https://laterradihayk.com/2016/11/29/human-freedom-index-2016-armenia-davanti-a-turchia-ed-azerbaigian/

HUMAN FREEDOM INDEX 2016: Armenia davanti a Turchia ed Azerbaigian

– L’Armenia, secondo l’ultimo rapporto dello Human Freedom Index (HFI 2016), è risultato il 55° Paese del mondo in quanto a libertà umana. Il Rapporto, pubblicato il 29 novembre 2016, mostra che l’Armenia, nell’area caucasica e mediorientale, è risultata seconda solo alla Georgia (43° posto), mentre è davanti ai Paesi confinanti come la Turchia (90°), l’Azerbaigian (128°) e l’Iran (157°).
L’indice prende in considerazione 79 indicatori distinti di libertà economica e personale nelle seguenti aree: legalità; sicurezza; movimenti; religione; associazioni, assemblee e società civile; espressione; relazioni; dimensione governativa; sistema legale e diritto di proprietà; accesso al contante; libertà di scambi commerciali internazionali; regolazione del credito, lavoro, ed impresa.
HFI è l’indice che prende in considerazione il maggior numero di Paesi del mondo (159) ed ha iniziato la raccolta di dati statistici nel 2008.
(Fonte: Armenianweekly)

SULLA NASCITA DELL’AZERBAIGIAN (parte 2): IL TRATTATO DI TURKMENCHAY

https://laterradihayk.com/2016/11/04/sulla-nascita-dellazerbaigian-parte-2-il-trattato-di-turkmenchay/

SULLA NASCITA DELL’AZERBAIGIAN (parte 2): IL TRATTATO DI TURKMENCHAY

– Il Trattato di Turkmenchay (1828) fu firmato alla fine della seconda guerra russo-persiana del 1826-1828. Come nel caso del precedente Trattato di Gulistan, la Persia fu costretta ad accettare umilianti condizioni da parte della Russia, non avendo altre alternative a seguito della sconfitta di Abbas Mirza.
A seguito di questo trattato:
  1. A seguito dell’Art. 4 del trattato, la Persia perde la sovranità su Yerevan (l’attuale capitale armena), Nakhichevan, Talish, e le regioni di Ordubad e Mughan (nell’attuale Azerbaigian), oltre a tutti i territori persi con il precedente trattato di pace;
  2. Il fiume Aras (Araxes) diventa il nuovo confine tra Russia ed Iran, “dall’Ararat fino alla foce del fiume ad Astara”;
  3. Secondo l’Art. 6, la Persia promette di pagare alla Russia 10 Koroor in oro (secondo la valuta del 1828);
  4. Secondo l’Art. 8, la Persia perde totalmente la possibilità di navigare il Caspio, a vantaggio della Russia;
  5. L’Iran riconosce diritti di Capitolazione ai russi in Persia;
  6. Secondo l’Art. 10, la Russia può inviare rappresentanti consolari in ogni luogo dell’Iran;
  7. Secondo l’Art. 13, si può procedere allo scambio dei prigionieri;
  8. Secondo l’Art. 10, l’Iran ha l’obbligo di firmare trattati economici con la Russia, secondo i voleri russi;
  9. Secondo l’Art. 7, la Russia si impegna a sostenere Abbas Mirza come successore di Fath Ali Shah;
  10. L’Iran si scusa ufficialmente per non aver rispettato i termini del Trattato di Gulistan;
  11. Secondo l’Art. 15, l’Iran si impegna a non sostenere nessun movimento secessionista nei khanati delle regioni a nord-ovest.
L’Iran ha riconosciuto ufficialmente che i trattati seguiti alle guerre russo-persiane sono tra i più umilianti firmati dal Paese, e inoltre riconosce Fath Ali Shah come uno dei governanti tra i più incompetenti mai avuti.
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I territori persi dalla Persia a seguito dei Trattati di Gulistan e Turkmenchay (Fonte: CAIS-SOAS)

SULLA NASCITA DELL’AZERBAIGIAN (parte 1): IL TRATTATO DI GULISTAN

https://laterradihayk.com/2016/11/04/sulla-nascita-dellazerbaigian-parte-1-il-trattato-di-gulistan/

SULLA NASCITA DELL’AZERBAIGIAN (parte 1): IL TRATTATO DI GULISTAN

– Il Trattato di Gulistan (1813, anche Gulestan o Golistan), firmato il 24 ottobre in un villaggio del Karabakh, pose fine alla guerra russo-persiana del 1804-1813.
A seguito di questo trattato, la Persia cedette la provincia di Arran ai Russi, ponendo le basi della formazione dell’attuale Repubblica dell’Azerbaigian, e dovette anche rinunciare alle proprie mire in Georgia e Dagestan.
Il trattato fu mediato dal britannico Gore Ouseley, e fu sottoscritto per la parte iraniana da Haji Mirza Abol Hasan Khan. Si compone di 11 capitoli, e i punti più importanti sono i seguenti:
  1. La Persia (Iran) perde il controllo di tutti i territori a nord del fiume Aras (Araxes) e cede totalmente la sua autorità alla Russia. Questi territori includono:
    1. Tutte le città e i villaggi del Dagestan;
    2. Tutte le città e i villaggi della Georgia, incluse le città che si affacciano sul Mar Caspio;
    3. Baku, nella provincia di Arran (la moderna Repubblica di Azerbaigian);
    4. Derbent;
    5. Shirvan;
    6. Megrelia;
    7. Karabakh;
    8. Ganja;
    9. Shekin;
    10. Abkhazia;
    11. Mughan;
    12. Imeretia;
    13. Guria;
    14. Il khanato di Talish.
  2. L’Iran perde, inoltre, tutti i diritti di navigabilità del Mar Caspio, mentre la Russia ottiene tutti i diritti di stazionarvi con la propria flotta militare;
  3. Entrambi i Paesi accettano il regime di libero scambio, mentre la Russia ottiene ogni diritto di iniziare qualsiasi attività economica in Persia;
  4. La Russia, in cambio, promette di sostenere Abbas Mirza come successore del padre, Fath Ali Shah.
Alcuni storici ritengono che l’annessione dei suddetti territori Transcaucasici alla Russia abbia portato un periodo di pace e stabilità alle popolazioni locali, che erano solite subire le vessazioni da parte dei turchi. Altri, invece, pensano che le popolazioni abbiano perso molte libertà acquisite col tempo, essendo poi forzate all’integrazione con la Russia, specialmente gli Sciiti che vivevano lungo le sponde del Caspio, che avevano molti più legami con l’Iran che con i russi.
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Perdita territoriale dell’Iran a seguito del Trattato di Gulistan (1813)

AZERBAIGIAN, ARRAN ED ALBANIA: L’ULTIMO LIBRO DEL PROF. REZA

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AZERBAIGIAN, ARRAN ED ALBANIA: L’ULTIMO LIBRO DEL PROF. REZA

– Il Prof. Enayatollah Reza (1920-2010) era un eminente ricercatore nelle scienze sociali, specializzato nelle ricerche storiche. Nei suoi ultimi studi si occupò estesamente della storia del Paese attualmente denominato Azerbaigian (l’antica provincia di Arran).
Durante una delle sue ultime interviste, ha raccontato diffusamente delle sue ultime ricerche sull’Azerbaigian storico e su Arran, raccolte nel suo ultimo libro (tradotto in inglese), Azerbaijan and Aran (Caucasian Albania).
Di seguito, vengono riportati alcuni estratti tradotti dell’intervista:
D: Prof. Reza, lei è il primo studioso che ha fatto ricerche su Arran e sull’Albania Caucasica, ed ha scritto un libro su questo argomento. Per favore, ci spieghi la sua visione riguardo al nome “Azerbaigian”. Perché lei crede che esista solo l’Azerbaigian Iraniano, e che non esista alcuna regione con quel nome a nord del fiume Araxes?
R: Storicamente parlando, nessun territorio a nord del fiume Araxes è stato mai denominato Azerbaigian, fino al 1918. Premesso ciò, il nome ha portato diverse difficoltà nella prima metà del XX secolo, e nei successivi anni, e questo non può essere ignorato. La Storia, così come gli antichi geografi e gli scrittori islamici, hanno sempre testimoniato che il territorio a nord del fiume Araxes, che attualmente coincide con l’Azerbaigian, si chiamasse Albania. Gli scrittori classici hanno sempre chiamato questi territori come Albania, Armenia o Alvanak (Aghvanak), mentre gli iraniani lo hanno sempre chiamato Arran. Aliyov, uno storico della precedente Repubblica Sovietica dell’Azerbaigian, nel suo lavoro intitolato “Fonti relative all’antica storia dell’Albania Caucasica”, riferisce che all’epoca dei Parti il territorio si chiamava “Ardan”. […]
Prima dell’invenzione del nome Azerbaigian per designare i territori di Arran e Shirvan, gli zaristi russi si riferivano all’Azerbaigian come quello vero, cioè il territorio a nord della Persia, a sud del fiume Araxes. Il primo volume dell’Enciclopedia Russa (edita nel 1890) afferma “Azerbaigian, che era “Aturpatekan” in Pahlavi e “Azarbadekan” per gli Armeni, è la ricca regione industriale a nord dell’Iran. Essa confina con il Kurdistan iraniano e l’Iraq di Adjam a sud, con il Kurdistan turco e l’Armenia ad ovest, con l’Armenia russa e il sud Caucaso a nord. Il suo confine è definito dal fiume Araxes.” […]
A seguito della Rivoluzione Bolscevica e delle conseguenti agitazioni nell’Impero Russo, i politici turchi del tempo pensarono di creare uno “Stato fantoccio” nel Caucaso. Nel 1911, un partito chiamato “Mossavat” (Uguaglianza) venne fondato a Baku, che fu supportato dai turchi ottomani. Questo partito tenne un congresso congiunto con il Partito Federalista Turco nel 1917. Durante questo congresso, i due partiti si fusero e crearono un partito chiamato “Partito Democratico Federalista Egualitario Turco”. Il loro obiettivo era quello di unire tutti i popoli turcofoni sotto lo stesso ombrello turco. I Mossavatisti formarono un governo il 27 maggio 1918, e chiamarono l’area “Repubblica di Azerbaigian”. La capitale fu inizialmente Gandjeh, ma dopo l’occupazione di Baku da parte delle truppe turche il 15 settembre del 1918 sotto il comando di Noori Pasha, la capitale fu trasferita a Baku, e il governo fu consolidato grazie alle armate turche. I filoturchi comandarono le regioni Arran e Shirvan per due anni, denominandola “Repubblica di Azerbaigian”. La situazione continuò fino al 28 aprile 1920, quando i bolscevichi invasero la neonata Repubblica trasformandola in una repubblica Sovietica. I Soviet continuarono ad usare il nome inventato dai filoturchi, per cui la Repubblica venne chiamata “Repubblica Socialista Sovietica di Azerbaigian”.
Lo studioso sovietico Barthold scrisse nei suoi lavori il motivo di aver mantenuto il nome “Azerbaigian” per la nuova repubblica sovietica. L’intento era di unire la Repubblica di Azerbaigian con l’Azerbaigian Iraniano in un solo Stato Sovietico. Sempre nello stesso volume, Barthold riporta che “quantunque e dovunque ci si voglia riferire alla sola regione della Repubblica di Azerbaigian, si può usare il nome di Arran“. […]
D: Recentemente, in un libro intitolato “Speaking with History”, Nooreddin Kianoory l’ha accusata di essersi pentito delle sue idee socialiste che ha avuto per molti anni, per ritornare in Iran sotto il regime dello Shah e guadagnare posizioni importanti. Cosa vuole dire a proposito?
R: Riguardo al cambiamento delle idee scientifiche, posso dire che nessuno nasce come scienziato, e dall’inizio alla fine della vita la visione scientifica può subire molti cambiamenti. Questo è un requisito essenziale per la crescita dell’essere umano. La distinzione tra uomini ed animali è che l’uomo studia e pensa, ed attraverso il pensiero la sua percezione si evolve. […] Quindi, censurare una persona solo perché ha cambiato opinione è insano ed irragionevole. L’intelligenza di quale persona si può dire sia rimasta allo stesso livello dalla gioventù? Solo i lunatici e i ritardati possono essere così. Gli scienziati che hanno fatto grandi scoperte sono rimasti sempre della stessa idea durante la loro vita? […]
Lo ripeto, tornai in Iran sotto la condizione che nessuno mi avesse mai chiesto di pentirmi. Non mi sono mai pentito pubblicamente sui media. Quelli che mi accusano di pentimento pubblico sono semplicemente dei bugiardi […]
Ho scritto un libro sull’Azerbaigian ed altri hanno fatto lo stesso. Il diritto di giudicare questo lavoro appartiene alla comunità di quelli che sono impegnati nella ricerca e di quelli che ne seguono le ragioni, non ai fanatici e agli ignoranti. […]

Primo cargo europeo diretto in Iran attraverso l’Armenia, evitando la Turchia

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Primo cargo europeo diretto in Iran attraverso l’Armenia, evitando la Turchia

Il viaggio inaugurale del primo cargo diretto dalla Germania all’Iran attraverso la rotta multimodale del Mar Nero è arrivato con successo a destinazione, ha annunciato il segretario dell’Associazione Internazionale dei Trasporti dell’Iran, Gholamhossein Amiri.
Amiri ha riferito che il cargo è arrivato a destinazione con un viaggio relativamente breve, attraversando il Mar Nero ed entrando in Iran attraverso l’Armenia. La nuova rotta, come riporta il segretario, permette di evitare i numerosi problemi presenti da sempre nella rotta che attraversa la Turchia, che hanno spinto la contrattazione con numerosi Paesi per cercare la rotta migliore. Il confine turco-iraniano, infatti, è sempre stato soggetto a code chilometriche, oltre ad esporre i camion a numerosi attacchi da parte di ladri, che Ankara afferma essere curdi. Inoltre, la disputa sul differente prezzo del carburante nei due Paesi ha contribuito ad accrescere le tensioni tra i due Paesi.
Di conseguenza, il Ministro dei Trasporti iraniano ha cercato di definire nuove rotte commerciali, una delle quali attraversa Bielorussia, Russia ed Azerbaigian, mentre un’altra attraversa Romania, Bulgaria, Mar Nero, Georgia ed Armenia. Proprio questa rotta è stata selezionata per effettuare il primo viaggio di un cargo europeo, permettendo un risparmio di circa il 2%, con tempi simili.
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