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lunedì 30 gennaio 2017

ARMENIA FILMS

https://laterradihayk.com/2017/01/30/armenia-films-milano/

ARMENIA FILMS

– Gli armeni in Italia hanno sempre dato contributi importanti in svariati campi. Non fa eccezione il cinema italiano, anche se per una breve parentesi. Parliamo, naturalmente, di una delle case di produzione pioniere del cinema di inizi Novecento, la Armenia Films di Milano.
La prima casa di produzione cinematografica, in assoluto, può essere considerata una compagnia di Torino, la “Arturo Ambrosio & C.”, fondata nel 1904 dall’omonimo fotografo e chiusa nel 1924.
A Milano, nel 1907, il fotografo Luca Comerio fonda una casa di produzione che nel 1908 si associa con la SAFFI. Nel 1909 la società cambia denominazione e diventa Milano Films, inizialmente con i teatri di posa in via Farini. Nel 1911 la compagnia si ingrandisce, e vengono acquisiti alcuni capannoni nella zona nord di Milano, nella Bovisa.
teatri-milano-films-1911
Gli studios dell’Armenia Films agli inizi del Novecento
A questo punto la storia si intreccia con un armeno, un tale Hovhannes H. Zelilian, che finanzia e distribuisce per la Milano Films una serie dal nome Armenia.
Il volume di affari diventa importante, per cui, nel 1917, Zelilian fonda la sua propria casa di produzione, la Armenia Films, in via F. Baldinucci, quartiere Bovisa, su una parte dei terreni in precedenza occupati dalla Milano Films. Nei pochi anni di vita, la Armenia Films produce e distribuisce una quindicina di film, fino all’inglobamento nella Milano Films, che nel 1933 diviene la “Elios”, che porterà a battesimo Luchino Visconti.
Della casa di produzione di Zelilian si perdono completamente le tracce, così come quelle del suo fondatore. Rimane soltanto la facciata dei vecchi studios, sulla quale è ancora possibile leggere la scritta “ARMENIA FILMS”, a testimonianza di una traccia armena anche in questo campo.
armenia-films-ingresso-copertina
Quello che rimane della facciata della ARMENIA FILMS, nel quartiere Bovisa.

Produzione:

  1. Il mistero di una notte d’oriente (1920)
  2. Joseph (1920)
  3. La realtà dell’incubo (1920)
  4. Il braccialetto misterioso (1919)
  5. La carezza del vampiro (1918)
  6. Le gesta di John Blick (1918)
  7. Il trionfo di una martire (1918)
  8. Il fratello di Satana (1918)
  9. Il segreto della badia (1918)
  10. La dama misteriosa (1918)
  11. La tigre vendicatrice (1918)
  12. Il misterioso dramma del fiume (1918)
  13. L’artiglio del nibbio (1917)
  14. Passo estremo (1917)
  15. Crevalcore (1917)

Distribuzione:

  1. Il mistero di una notte d’oriente (1920)
  2. Joseph (1920)
  3. Il braccialetto misterioso (1919)
  4. La carezza del vampiro (1918)
  5. Le gesta di John Blick (1918)
  6. Il trionfo di una martire (1918)
  7. Il fratello di Satana (1918)
  8. Il segreto della badia (1918)
  9. La dama misteriosa (1918)
  10. La tigre vendicatrice (1918)
  11. Il misterioso dramma del fiume (1918)
  12. L’artiglio del nibbio (1917)
  13. Passo estremo (1917)
  14. Crevalcore (1917)
Foto:

Armenia, Italia ed Iran gemellate da 3 ponti

https://laterradihayk.com/2017/01/30/armenia-italia-ed-iran-gemellate-da-3-ponti/

Armenia, Italia ed Iran gemellate da 3 ponti

– Quasi 10 anni fa, il 4 maggio 2006, per iniziativa dell’Associazione Zatik, venne posata una targa celebrativa sul ponte Milvio, per celebrare un gemellaggio tra l’Italia, l’Armenia e l’Iran attraverso un simbolo di amicizia e vicinanza, quale è il ponte.
Sono stati scelti 3 ponti significativi nei 3 Paesi coinvolti, ognuno dei quali ha rivestito un’importanza fondamentale per la storia di ciascun Paese.
A Roma è stato scelto Ponte Milvio, con la seguente motivazione: ponte-milvio-roma
E’ Tito Livio che nel 207 a.C. testimonia per primo la presenza di questo ponte. Ricostruito dal censore M. Emilio Scauro nel 109 a.C. il ponte crollò nuovamente nel 312 quando, per ordine di Massenzio, le estremità vennero sostituite da passerelle lignee. Più volte distrutto e ricostruito, il Ponte Milvio, fortezza per il controllo dell’accesso al versante nord della città di Roma, fu a più riprese restaurato.
Nel 1805, sotto Pio VII, il Valadier traforò la torre, consentendo il percorso diretto sino alla riva e disegnò il piazzale antistante. Attraversato nel corso dei secoli da illustri personaggi, il ponte fu ancora al centro di un’azione bellica quando nel 1849 i Garibaldini vi contrastarono l’avanzata francese.
Secondo alcune fonti, di qui passarono agli inizi del 300 d.C. Tiridate III, re di Armenia e San Gregorio l’Illuminatore, patriarca degli Armeni, per portare a Roma la loro testimonianza di cristianità.
In Armenia, nella città di Alaverdi, è stato scelto il ponte di Sanahin: ponte-sanahin-alaverdi
Situato nella città di Alaverdi, nella provincia di Gugark, questo ponte sul fiume Debed venne costruito per volere della Regina Vavane nel 1192 in memoria del defunto sovrano Gugark Abbas, suo consorte. Il diametro dell’arco in muratura raggiunge i diciotto metri e le pile di sostegno poggiano direttamente ai lati delle acque del fiume. Questo antico ponte, finora molto ben conservato, porta ancora i segni delle ruote dei carri trainati dai muli che per decenni lo hanno calpestato e ancora oggi ai lati dell’impalcato sono ben visibili alcune figure scultoree raffiguranti leonesse stilizzate.
Su una delle sponde si erge un khachkar, la tradizionale croce armena di pietra, che porta la stessa data di costruzione del ponte e che molto probabilmente venne eretta in funzione di pietra miliare e a protezione dei viandanti.
In Iran, infine, nella città di Isfahan, venne scelto il ponte di Allahverdi-Khan: ponte-allahverdi-khan-isfahan
Il ponte Allahverdi-Khan o Syosepol (1602 d.C.), è stato costruito nella città di Isfahan per volontà dello Scià Abbas il Grande sul fiume Zayandeh Rud. Esso collega la città di Isfahan col rione armeno di Nor Giulfà (Nuova Giulfa), insediamento creato dallo scià Abbas che, colpito dalle capacità creative degli artigiani armeni, spostò pietra su pietra, all’interno dei suoi domini, l’antico villaggio di Giulfa con tutti i suoi abitanti. In prossimità del ponte gli armeni celebravano il Battesimo della Croce, e tuttora, all’inizio dell’estate, festeggiano il Vartavar (festa dell’acqua), in occasione della quale la tradizione vuole che tutti i passanti vengano spruzzati d’acqua.
Il ponte, costruito a forma di diga, è dotato di due ordini di porticati, e offre zone d’ombra riparate dal sole e dai venti prevalenti. il ponte Allahverdi-Khan è lungo 300 metri e largo 14. Viene chiamato anche Syosepol per le sue 33 arcate.
Di seguito, l’intervento della Presidentessa dell’Associazione, Graziella Falconi:
L’Associazione Zatik ha organizzato, grazie alla tenacia dell’arch. Vahè Vartanian, questa giornata per onorare in modo non formale, ma solenne, la memoria del genocidio armeno.
Una giornata patrocinata dalla memoria del genocidio, dal suo insegnamento per tenere a bada ogni forma di violenza. Insegna l’Ecclesiaste che c’è un tempo per ricordare e un tempo per dimenticare, dove il dimenticare non è la rimozione, ma l’elaborazione del ricordo, per renderlo attore del presente e del futuro. Ed è questo il senso della nostra iniziativa.
Perché da Ponte Milvio?
Perché da qui, nel 313 dopo Cristo, inizia una storia all’insegna dell’emersione di masse di umili, i cristiani, che vengono riconosciute; è la storia della rottura di una solitudine. I ponti sono l’emblema della rottura di una solitudine; solitudine che per gli armeni è stata (ed in parte è) geografica, culturale, religiosa. Una somma di solitudini che ha permesso di consumare un genocidio e di non nominarlo, non riconoscerlo, negarlo.
Con il gemellaggio fra ponti si vuole qui ricordare la necessità del riconoscimento e del confronto con le altre culture. Ciò non solo non pregiudica le varie identità, non le annulla, al contrario dà loro valore.
La storia del genocidio armeno insegna che esso non fu frutto delle diversità, ma frutto della lotta per il potere, fu la lotta per il potere ad armare la mano facendosi scudo della religione, usando come pretesto la diversità religiosa. Ma questo gli umili sanno riconoscere a naso, senza bisogno di infingimenti. Così seppero fare quei cittadini turchi che aiutarono gli armeni durante il genocidio, la cui responsabilità non ricade sul popolo turco, ma su un pugno di uomini politici in lotta per il potere. Come è accaduto nella Germania di Hitler, la colpa dei padri non ricade sui figli, ma è anche bene che i figli prendano da essa opportune distanze.
Questa nostra iniziativa di incontro e scambio culturale vorrei fosse dedicata alle donne, a quelle ragazze, alle madri, sorelle, mogli, che furono le principali vittime del genocidio del 1914 e che contemporaneamente hanno saputo essere, e sono, le principali costruttrici di ponti, di messaggi di pace, di messaggi di vita. Grazie per essere intervenuti e ci auguriamo che analoghe iniziative siano al più presto celebrate su più ponti in Europa e nel Mediterraneo, così come testimoniano le positive accoglienze alla proposta di Zatik da parte del Comune di Parigi e di Siviglia.
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Cerimonia di posa della targa.
(Fonte: Zatik)

VITTORIA AGANOOR (1855 – 1910) – Poetessa

https://laterradihayk.com/2017/01/29/vittoria-aganoor/

VITTORIA AGANOOR (1855 – 1910) – Poetessa

Nata nel 1855 a Padova da una famiglia di origini armene, Vittoria Aganoor è tra le poetesse più rispettate della letteratura italiana. Il padre, Edoardo Aganoor, era un conte di origini armene, e la madre era Giuseppina Pacini. La famiglia paterna era emigrata in Persia e poi in India nel 1600; nel 1835 il nonno della scrittrice, Abramo, si trasferì in Europa fermandosi infine a Padova.
Gli Aganoor erano molto legati alle loro origini armene, ed uno dei motivi per cui vissero un periodo a Venezia era quello di poter stare vicino ai Padri Mechitaristi, i quali stamparono molti libri per conto della famiglia. Molte notizie degli Aganoor ci giungono grazie ad uno dei padri mechitaristi, Arsenio Gazikian, famoso per aver tradotto in armeno molte opere classiche di autori come Dante, Omero, Leopardi e Virgilio.
Grazie alla sua intelligenza, alle frequentazioni con personalità geniali del tempo e al benessere in cui viveva la famiglia, Vittoria sviluppò precocemente le sue doti di scrittrice.
La sua natura precisa e perfezionista la spinse a mostrare i suoi scritti solamente a parenti e agli amici più stretti, anche ad insigni letterati del tempo. Solamente a 45 si convinse a scrivere la sua prima raccolta di poesie, chiamata Leggende Eterne.
Benedetto Croce la considerava scrittrice spontanea e fresca, e tale considerazione rimase fino agli anni ’70, quando vennero edite alcune lettere scritte ad amici, da cui emergeva una considerazione di se stessa come di una scrittrice “di testa”, e non “di cuore”. Infatti, le sue poesie richiamano la corrente Crepuscolare del suo tempo, oltre le opere di Leopardi e D’Annunzio.
Nel 1908 uscì la sua seconda raccolta di poesie, Nuove Liriche, accolta molto calorosamente dalla critica. La sua fama crebbe sempre di più, specialmente successivamente alla sua morte, avvenuta nel 1910.

giovedì 19 gennaio 2017

HOTEL GAGARIN: iniziate le riprese del progetto italo-armeno

https://laterradihayk.com/2017/01/13/hotel-gagarin-iniziate-le-riprese-del-progetto-italo-armeno/

HOTEL GAGARIN: iniziate le riprese del progetto italo-armeno

– Hotel Gagarin è il primo tentativo di cooperazione cinematografica tra Italia ed Armenia. Il progetto prevede la collaborazione di registi noti come Simone Spada e Hrachya Keshishyan. Il film tratta dei valori umani, dell’amicizia, della gratitudine. Il tutto condito dalla sottile ironia italiana, che regalerà certamente emozioni.
La trama narra di un gruppo di artisti incompetenti e frustrati, che cadono vittima di un inganno. Vengono inviati in Armenia per girare un film, scontrandosi con il mondo ex-sovietico dove il tempo sembra essersi fermato, così distante dalla realtà italiana. Nel momento in cui sembrano riuscire ad adattarsi, una collina nei pressi dell’Hotel viene occupata dall’Azerbaigian e scoppia così la guerra. I protagonisti troveranno la forza di superare le difficoltà grazie all’amore, alla gentilezza e alla compassione. Alla fine, ogni personaggio trova la sua strada. Le anime percorrono strade impervie che sembrano insormontabili, ma che alla fine li rendono più umani e compassionevoli verso i sogni e le speranze altrui.
Il genere del film è commedia-drammatico e le riprese sono previste sia in Italia sia in Armenia.
(Fonte: Life Tert.am)

HOTEL GAGARIN, nuovo film con AMENDOLA e ARGENTERO girato tra ITALIA e ARMENIA

https://laterradihayk.com/2017/01/05/hotel-gagarin-nuovo-film-con-amendola-e-argentero-girato-tra-italia-e-armenia/

HOTEL GAGARIN, nuovo film con AMENDOLA e ARGENTERO girato tra ITALIA e ARMENIA

(da Comingsoon.it) – Il nuovo film di Simone Spada, Hotel Gagarin, è in fase di realizzazione e le riprese sono già iniziate il 14 dicembre a Roma, proseguendo a gennaio e febbraio anche in Armenia, tra Yerevan e il lago Sevan.
Il film è una commedia brillante i cui protagonisti sono Luca Argentero e Claudio Amendola.
Prodotto da Marco Belardi per Lotus Production, verrà distribuito nelle sale da 01 Distribution.

Trama

Cinque italiani, spiantati e in cerca di un’occasione, vengono mandati a girare un film in Armenia. Appena arrivati, scoppia una guerra e il sedicente produttore sparisce con i soldi. Abbandonati all’Hotel Gagarin, isolato nei boschi e circondato dalla neve, trovano il modo di inventarsi un’originale e inaspettata occasione di felicità che non potranno mai dimenticare.
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Claudio Amendola e Luca Argentero (Foto: Comingsoon.it)