giovedì 13 ottobre 2016

Racism in Azerbaijan - Razzismo in Azerbaigian - ECRI report 2016

ECRI Report 2016

Political leaders, educational institutions and media have continued using hate speech against Armenians; an entire generation of Azerbaijanis has now grown up listening to this hateful rhetoric. Human rights activists working inter alia towards reconciliation with Armenia have been sentenced to heavy prison terms on controversial accusations and there are big concerns that hate speech provisions have been misused against the Talysh minority.

On the other hand, a study on hate speech in the media in Azerbaijani, Armenian and Georgian in October 2014 concluded that 342 (3.9%) out of the 8 679 Azerbaijani news items examined contained such statements. Hate speech was found in 8.8% of printed news items, 4.9% of electronic items and 2% of television programmes. Almost all of the 196 hate speech items dealing with ethnic conflicts were targeted at Armenians.

Other sources confirm recurrent hate speech towards Armenians32, which is connected with the conflict over Nagorno-Karabakh, the frequent ceasefire violations at the contact line and the resulting deaths and injuries.33 The Advisory Committee of the Framework Convention for the Protection of National Minorities (ACFC) for example noted “a persistent public narrative surrounding the conflict over Nagorno-Karabakh identifying [in]variably Armenia or Armenians as ‘the enemy’ and openly promulgating hate messages”.34 According to other sources, there is a conflict-ridden domestic political discourse35 and Azerbaijan’s leadership, education system and media are very prolific in their denigration of Armenians.36 Political opponents are accused of having Armenian roots or of receiving funds from Armenian sources.37 An entire generation of Azerbaijanis has now grown up listening to constant rhetoric of Armenian aggression.38 According to a 2012 survey, 91% perceived Armenia as Azerbaijan’s greatest enemy.39 As a result, the Armenians living in the country need to hide their ethnic affiliation and there is no organisation of the Armenian minority in the country with which ECRI’s delegation could have met. The human rights activists Leyla and Arif Yunus, who worked inter alia towards reconciliation with Armenia, have been arrested and sentenced under controversial accusations to heavy prison terms.40 Both were conditionally released at the end of 2015.

ECRI reiterates its recommendation that the Azerbaijani authorities ensure that public officials at all levels refrain from hate speech towards Armenians.

Strasburgo, 7 giugno 2016 – La Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) ha pubblicato oggi il suo nuovo rapporto sull’Azerbaigian. Mentre sono stati compiuti progressi in settori come la legislazione sull’immigrazione e le condizioni di vita delle minoranze storiche, altre questioni destano preoccupazione, come l’uso continuato dei discorsi di odio, la repressione della società civile indipendente e dei media, il pregiudizio contro le persone LGBT e la discriminazione nei confronti di minoranze religiose.
Sullo sfondo di un generale atteggiamento di apertura verso la maggior parte delle minoranze storiche in Azerbaigian, l’ECRI mostra apprezzamento riguardo al fatto che le autorità abbiano migliorato le loro condizioni di vita attraverso il decentramento delle istituzioni e con la costruzione di infrastrutture come scuole e strade nei villaggi remoti. Nel 2014, è stato istituito il Centro Internazionale per il Multiculturalismo di Baku  ed è stato adottato un Codice di Migrazione.
Allo stesso tempo, l’ECRI esprime preoccupazione per un ampio giro di vite sulla società civile indipendente e dei media. Come risultato, i gruppi più vulnerabili non possono più rivolgersi alle ONG per l’assistenza in caso di razzismo, discorsi di odio e di discriminazione.
Anche se nessun crimine violento basato sull’odio per l’affiliazione etnica è stato registrato in Azerbaijan nel corso degli ultimi cinque anni, i leader politici, gli istituti di istruzione e i media hanno continuato a diffondere espressioni di odio. Il perdono, il rilascio e la premiazione nel 2012 di Ramil Safarov, che era stato condannato a Budapest all’ergastolo per l’omicidio di un ufficiale dell’esercito armeno, contribuisce ad un senso di impunità per gli autori di reati di razzismo. Il rapporto raccomanda che le autorità pongano fine al costante e mediatizzato uso di discorsi di odio, e di promuovere la comprensione e la fiducia reciproca.
L’Azerbaigian non ha emanato una normativa globale contro la discriminazione e non c’è istituzione responsabile per la prevenzione e la lotta al razzismo e alla discriminazione nel settore privato. ECRI deplora anche un considerevole numero di attacchi violenti contro le persone LGBT, molti commessi dagli stessi membri della famiglia. La legge sulla libertà di religione non è in linea con gli standard internazionali. Diverse minoranze religiose sono state oggetto di dure restrizioni e discriminazioni, comprese le incursioni della polizia, la detenzione, la chiusura dei luoghi di culto, il divieto di pregare al di fuori delle moschee, la censura della letteratura religiosa e le pesanti sanzioni. In pratica, non ci sono alternative al servizio militare in Azerbaigian.
Nel suo rapporto, il Consiglio della Commissione contro il Razzismo in Europa rivolge una serie di raccomandazioni alle autorità azere. Le due raccomandazioni seguenti devono essere attuate in via prioritaria:
  • Creare le condizioni in base alle quali una diversa ed indipendente società civile si può sviluppare;
  • Adempiere alla promessa fatta al momento dell’adesione al Consiglio d’Europa di adottare una legislazione sulle alternative al servizio militare.
Come conseguenza ad interim, l’ECRI valuterà l’attuazione delle priorità di queste due raccomandazioni nei prossimi due anni.

L’ECRI è un organo per i diritti umani del Consiglio d’Europa, composto da esperti indipendenti, che monitora i problemi di razzismo, la xenofobia, l’antisemitismo, l’intolleranza e la discriminazione per motivi quali la “razza”, la nazione, l’origine etnica, il colore, la cittadinanza, la religione e la lingua (discriminazione razziale); Essa prepara relazioni e raccomandazioni agli Stati membri.

martedì 11 ottobre 2016

ALTER EGO (2016)

ALTER EGO - LaTerraDiHayk.com



ALTER EGO (2016)

Alter Ego è un film prodotto dal Centro Nazionale del Cinema Armeno in collaborazione con “Sharm Holding” e diretto da Vigen Chaldranyan, uscito in Armenia a gennaio del 2016.
Il film racconta la storia di Padre Komitas, scampato al Genocidio Armeno, ma colpito da gravi disturbi psichici a seguito della testimonianza dei massacri del 1915 e della distruzione di gran parte del suo lavoro di raccolta e rielaborazione della musica tradizionale armena. Komitas è considerato il padre della musica armena moderna.

Scheda del film:
Regia: Vigen Chaldranyan
Scritto da: Vigen Chaldranyan, Ruben Hovsepyan
Attori:  Vardan Mkrtchyan, Ani Ghazayan, Arto Khachaturyan, Vache Sharafyan, GrafserProduzione: Vigen Chaldranyan, Gevork Gevorkyan, Karen Ghazaryan
Produttore creativo: Vahan Hovhannisyan
Produttore esecutivo: Sahakanush Sahakyan
Fotografia: Artur Ustyan
Montaggio: Manvel Hovsepyan
Suono: Arman Avetisyan, Tigran Kuzikyan
Musica: Andranik Berberyan, Claude Debussy, Komitas, Avet Terteryan

martedì 4 ottobre 2016

Due Ragazzi Armeni Diventano Campioni Del Mondo Di Scacchi

https://laterradihayk.com/2016/10/04/due-ragazzi-armeni-diventano-campioni-del-mondo-di-scacchi/


KHANTY MANSIYSK, Russia – Due giovani ragazzi armeni, Manuel Petrosyan e Haik Martirosyan, hanno vinto il Campionato del Mondo Giovanile della Federazione Mondiale di Scacchi nelle rispettive categorie.
Manuel Petrosyan è risultato primo nella classifica finale Open Under 18, mentre l’altro armeno, Haik Martirosyan, è risultato primo nella categoria Open Under 16, come riportato dal sito ufficiale del Campionato Mondiale di Scacchi, FIDE 2016.

mercoledì 28 settembre 2016

Raymond Damadian: padre della Risonanza Magnetica

Raymond Vahan Damadian (nato il 16 marzo 1936) è stato l’inventore della prima macchina per la Risonanza Magnetica. Nato da famiglia di origini armene, a soli 15 anni vinse una borsa  di studio durante un concorso di violino, che gli permise di effettuare gli studi matematici. Successivamente decise di dedicarsi alla medicina e nel 1960 terminò gli studi all’Albert Einstein College of Medicine.
Nel 1969 propose il primo body scanner per la risonanza magnetica nucleare, fondando una società per la produzione degli scanner. Damadian ebbe per primo l’idea utilizzando la risonanza magnetica nucleare su batteri chiamati halophili che contengono 20 volte più potassio di ogni altro batterio. I risultati furono così promettenti che Damadian capì che la tecnica avrebbe potuto essere utilizzata per la diagnosi dei tessuti cancerogeni.
Nel 1970 scoprì che i tessuti sani e quelli tumorali hanno un comportamento differente come risposta alla risonanza magnetica, e questa fu la scoperta che gli permise di realizzare scansioni con la tecnica MRI (Magnetic Resonance Imaging).
Nel 1973 apparvero articoli sulla sua scoperta sui principali giornali scientifici. Nel 1977 eseguì la prima scansione completa di un corpo umano.
Damadian ricevette numerosi premi. Nel 1988 Donald Reagan gli conferì la Medaglia Nazionale per la Tecnologia, insieme a Paul Lauterbur. Nel 1989 fu inserito nella Hall of Fame degli Inventori. Nel marzo 2004 fu insignito della Medaglia dell’Istituto Franklin “per lo sviluppo e la commercializzazione della MRI”, che “ha trasformato la diagnosi e il trattamento delle malattie”.

Il Premio Nobel negato

Nel 2003, il Premio Nobel per la Medicina è stato assegnato a due scienziati che hanno maggiormente contribuito alla sviluppo della MRI. Tra questi, non figurava il Dr. Damadian, bensì Paul Lauterbur e Sir Peter Mansfield. Nonostante il regolamento del Nobel preveda di poter assegnare il premio ad un massimo di 3 persone, Damadian ne è stato comunque escluso.
Possibili ragioni della sua esclusione possono essere state il fatto che era un fisico e non uno scienziato accademico, che aveva fatto pressioni per vincere il premio, che aveva una supposta personalità ruvida, e che supportava attivamente l’ipotesi creazionista. Nessuna di queste ragioni, comunque, sarebbe stata un motivo valido per la sua esclusione.
Damadian si convertì (nuovamente) al Cristianesimo nel 1957. Studi approfonditi di teologia e scienza fissarono la sua fede Cristiana, in special modo riguardo la diatriba creazionista-evoluzionista. Divenne anche un convinto sostenitore della fallacia del Darwinismo. Scrisse che da quel momento lui poteva “capire quello che l’Apostolo Paolo chiamava come mente rinnovata. Da una mente rinnovata da Gesù veniva l’ovvio. Come può uno scienziato raggiungere i suoi obiettivi di conoscere le verità assolute che governano il mondo naturale, senza la benedizione dell’Autore di queste verità? Per me, ora, il vero brivido della scienza è di cercare di capire un piccolo angolo del grande progetto di Dio, e lasciare la gloria di queste scoperte ai piedi del Grande Architetto.”
Un problema che Damadian prestò incontrò fu l’ambiente secolarizzato accademico, ostile al creazionismo. Aggiunse:”per una mente scientifica, la Bibbia è meravigliosa se letta dall’inizio alla fine. Essa segue una consistenza strabiliante, che era l’opposto della mia percezione secolare. Le mie prime impressioni furono che questa era ricca di contraddizioni.” Queste impressioni furono demolite dallo studio delle questioni bibliche sul creazionismo.