martedì 28 febbraio 2017

lunedì 27 febbraio 2017

Il Sen. Di Biagio risponde alla Sen. Rizzotti: Khojaly non fu “genocidio”

Il Sen. Di Biagio risponde alla Sen. Rizzotti: Khojaly non fu “genocidio”

– La Senatrice Maria Rizzotti, in quota FI, ha tenuto un discorso in Senato il giorno 21 febbraio per istituire il 26 febbraio come “giorno del ricordo del genocidio di Khojaly” per i fatti di 25 anni fa accaduti nella città di Khojaly, non ricevendo riscontro dall’Aula.Il giorno successivo, il Senatore Aldo Di Biagio di Area Popolare, appartenente come la Rizzotti alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, ha risposto alla richiesta della collega sostenendo che la richiesta tiene conto solo della disinformazione azera, senza alcuna considerazione della verità sostenuta da parte armena.Di Biagio, inoltre, ha ricordato che l’utilizzo della parola “genocidio” denota la pesante presenza della mano azera dietro la richiesta della senatrice di FI, ma che non trova alcun riscontro con la realtà dei fatti.“Non c’è alcuna menzione del fatto che gli abitanti del Nagorno-Karabakh abbiano votato un referendum per affermare la propria indipendenza e il proprio diritto all’auto-determinazione”, ha continuato Di Biagio, aggiungendo che la Rizzotti ha omesso anche le continue provocazioni azere lungo la linea di contatto e l’armenofobia strisciante in Azerbaigian (vedasi anche il rapporto ECRI 2016).“Ignorando tutto questo significa ignorare i fatti e diffondere informazioni parziali con la conseguenza di essere prese per vere, e il problema è stato sollevato in questa rispettabile sede, quale è il Senato della Repubblica, e questo è un Paese serio”, ha concluso il senatore.
(Fonte: Horizonweekly.ca)
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A sinistra, la Sen. Maria Rizzotti, a destra il Sen. Aldo Di Biagio.

venerdì 24 febbraio 2017

21 febbraio: Festa della Lingua Armena

21 febbraio: Festa della Lingua Armena

– Oggi, 21 febbraio, in Armenia si celebra la Festa della Lingua Armena, istituita dal 2006.Gli Armeni sono uno dei pochi popoli sparsi in tutto il mondo. Salvare la propria lingua d’origine è uno dei compiti principali degli armeni della diaspora.La necessità di creare un proprio linguaggio è sorto successivamente all’avvento del Cristianesimo come religione statale, nel 301. Il compito è stato portato a termine dal monaco Mesrop Mashtots nel 405. Il 21 febbraio di ogni anno, dal 2006, gli intellettuali armeni si recano nel villaggio di Oshakan a rendere omaggio alla tomba del creatore della lingua armena.La leggenda vuole che Mashtots abbia ricevuto l’illuminazione durante un sogno, dopodiché iniziò a creare l’alfabeto.Lord Byron studiò a lungo l’armeno e arrivò a definirlo come “il linguaggio degli dei”.Secondo alcune stime, almeno 15 milioni di persone in tutto il mondo parlano l’armeno. Il MIT ha elencato l’armeno nella lista delle 50 lingue più influenti al mondo.La conservazione della lingua riveste un ruolo molto importante per preservare la cultura armena e non perderne le tracce, specialmente dopo il tentativo degli ottomani di sterminare definitivamente il popolo caucasico, come durante il Genocidio Armeno. Per questo, nelle comunità armene in giro per il mondo, è molto importante che gli armeni della diaspora favoriscano l’apprendimento della lingua madre per i propri figli, ad esempio con la frequentazione di scuole armene.
(Fonte: SputnikArmenia)
Lingua Armena
Un manoscritto armeno

La verità dietro le bugie azere su Khojaly

La verità dietro le bugie azere su Khojaly

Quest’anno ricorre il 25esimo anniversario del massacro di Khojaly, avvenuto tra il 26 e il 28 febbraio 1992 nei pressi della cittadina omonima, e il regime azero di Aliyev si è già attivato foraggiando i vari think tank sparsi nel mondo per mistificare gli avvenimenti storici.Un nuovo video, apparso su Youtube il 12 febbraio scorso, ha gettato una nuova luce sui tragici eventi di 25 anni fa, contribuendo a dissolvere la coltre di nebbia alzata dal regime azero.Si nota nel video che la Commissione del Consiglio Supremo dell’Azerbaigian ha completato le investigazioni sugli eventi di Khojaly, ma evitò di divulgare informazioni. Si dice, inoltre, che tutti i testimoni sono morti in circostanze misteriose.Il reporter di guerra, Chingiz Mustafayev, è stato uno dei testimoni della tragedia, ed ha accusato i vertici azeri di allora come i responsabili degli eventi.Inizialmente gli fu vietato l’ingresso nei luoghi dove furono ritrovati i corpi con la scusa di venire esposto al fuoco armeno. Mustafayev, comunque, riuscì ad accedere grazie ad un elicottero che avrebbe dovuto trasportare i corpi.Mustafayev girò il video due volte: la prima volta filmò i corpi accasciati a terra, e intorno ad essi c’erano soldati che camminavano tra i cadaveri e ne stavano trasportando alcuni. I soldati, a suo dire, certamente non erano armeni. Alla vista dell’elicottero, le persone armate fuggirono. Il reporter si chiese:”Dove stavano trasportando i corpi?”. Il giorno successivo si recò nuovamente sul luogo dove c’erano i corpi, e li ritrovò mutilati. Nel video il reporter si chiede:”Chi ha fatto questo in così poco tempo? Ho girato la stessa scena ieri,  e non c’era niente di tutto questo”.
Con l’approssimarsi del 25esimo anniversario, l’Ambasciatore azero in Italia, S.E. Mammad Ahmadzada, ha rilasciato un’intervista, riportata da AgenParl, in cui porta avanti il tentativo dell’attuale dittatore Aliyev di mistificare i fatti. Infatti, secondo la strategia dell’attuale governo azero, i morti di Khojaly (circa 615) costituirebbero un “genocidio” perpetrato dagli armeni nei confronti della popolazione azera. Le affermazioni suonano tanto ridicole quanto assurde, essendo evidente il tentativo degli azeri di apparire vittime di ciò che effettivamente è accaduto alla popolazione armena dal 1915 in poi, nei territori dell’Armenia Storica, nell’Anatolia Orientale.
Una successiva intervista all’Ambasciatrice armena, S.E. Victoria Bagdassarian, riporta i fatti di Khojaly nel proprio perimetro storico.
Ecco alcuni estratti dell’intervista:
Domanda: Ambasciatrice Bagdassarian, 25 anni fa nella città di Khojaly si verificarono dei tragici eventi su cui ancora oggi ci sono diverse interpretazioni. Può raccontarci il punto di vista armeno?S.E. Bagdassarian: Per consentire ai lettori di capire cosa accadde veramente a Khojaly, bisogna innanzitutto dare delle informazioni storiche sul Nagorno-Karabakh. Nel 1921, su iniziativa di Iosif Stalin, questa regione, storicamente armena e a maggioranza armena, veniva annessa come enclave all’allora repubblica socialista sovietica dell’Azerbaijan con tutte le conseguenze in termini di discriminazioni di Baku nei confronti degli armeni nel Nagorno-Karabakh.
E Khojaly, piccola città dell’ex enclave autonoma del Nagorno-Karabakh, è stata interamente popolata da armeni fino al 1935, quando vi arrivò la prima famiglia azera. Nel 1969 l’ultima famiglia armena lasciò Khojaly. Dal 1988 fino al 1990 le autorità dell’allora Repubblica socialista Sovietica dell’Azerbaijan popolarono massivamente Khojaly con i turchi mescheti dalla valle di Fergana dell’Uzbekistan.
Durante la guerra scatenata dall’Azerbaijan contro la pacifica popolazione armena del Nagorno-Karabakh, Khojaly divenne una roccaforte militare, da cui si bombardava Stepanakert – capitale del Nagorno-Karabakh – con i sistemi di lanciarazzi multipli da combattimento “Alazan”, “Kristal” e “Grad”, il cui uso è vietato contro i civili. Dal 1991, per un intero anno la popolazione armena di Stepanakert subì pesanti bombardamenti.
[…] Due mesi prima del 26 febbraio del 1992, data di inizio dell’operazione militare, i comandanti dell’esercito di autodifesa del Nagorno-Karabakh avevano annunciato pubblicamente, attraverso vari canali, l’esistenza di un corridoio umanitario e l’inizio delle operazioni. Cosa, questa, confermata da molte organizzazioni internazionali nei loro rapporti, così come da molte altre fonti tra cui anche fonti azere. Più tardi alcuni residenti di Khojaly furono trovati a 12 chilometri di distanza da Khojaly, nella zona vicino alla città di Agdam che fino al 1993 era stata sotto l’effettivo controllo del Fronte nazionale azero. […]
Domanda: Lei ha parlato di fonti. Può farci qualche esempio di fonti e di prove?S.E. Victoria Bagdassarian: Certamente. È un ulteriore atto di ipocrisia il modo in cui il governo azero abusa dei sentimenti umani con la sua propaganda e le sue bugie. Quando Ambasciatore dell’Azerbaijan parla di Khojaly e delle stragi della sua popolazione, non riesce a ricordare che gli abitanti di Khojaly sono state le vittime predestinate di una politica criminale interna tra le autorità azere e il Fronte Nazionale dell’Azerbaijan, un movimento ultra-nazionalista che all’epoca lottava per prendere il potere. I fatti di Khojaly rientravano nella strategia del Fronte Nazionale dell’Azerbaijan per rovesciare il presidente Ayaz Mutalibov e arrivare così al controllo del paese. Ciò fu confermato dallo stesso Presidente Mutalibov, un mese dopo le sue dimissioni, in un’intervista alla giornalista ceca Dana Mazalova, pubblicata dalla Nezavisimaya Gazeta.
E ci sono altre testimonianze di giornalisti ed ex funzionari. Come quella di Chingiz Mustafayev, un corrispondente che ha riportato una versione dissenziente dalla propaganda azera di regime e che in seguito è stato ucciso in circostanze misteriose. O la testimonianza di Tamerlan Karaev, l’allora presidente del Soviet Supremo della Repubblica azera, che ha dichiarato: “La tragedia fu opera delle autorità azere, in particolare di un alto funzionario” (Mukhalifat, quotidiano azero, 28 aprile 1992). […]

GEGARD MOUSASI (Geghard Movsesian)

GEGARD MOUSASI (Geghard Movsesian)

– Geghard Movsesian, meglio noto come Gegard Mousasi, è un lottatore di arti marziali miste, pugile e kickboxer di origini armene, naturalizzato olandese.Nato a Teheran il 1° agosto del 1985 da una famiglia di origini armene, a soli 4 anni si trasferisce a Leida, in Olanda, dove si avvicina alle arti marziali iscrivendosi ad una scuola di judo.Mousasi inizia la carriera nelle arti marziali miste nel 2003, percorrendo una lunga gavetta (10 incontri in 2 anni).Nel 2005 partecipa ad un incontro in Giappone, con la Federazione Deep, e vince dopo soli 10 secondi per KO. Grazie alla pubblicità dovuta all’incontro vittorioso, viene messo sotto contratto dalla Pride.Dopo aver partecipato al torneo Pride 2006, terminato ai quarti di finale, Mousasi ritorna in Europa dove partecipa ad alcuni incontri, vincendoli tutti.Nel 2008 torna in Giappone, dove partecipa al torneo Dream 2008, vinto grazie ad una serie impressionante di vittorie per KO.Nel 2009 diventa campione di categoria Strikeforce, perso l’anno successivo ai punti contro Muhammed Lawal.Nel 2010 prende di nuovo parte al torneo Dream, vincendolo ancora.Nel 2013 l’UFC ingloba al suo interno Strikeforce, per cui Mousasi entra a far parte della categoria mediomassimi di questa.A gennaio 2017 risultava al 5° posto nel ranking dei pesi medi di UFC.
(Fonte: Wikipedia)
Gegard Mousasi

Vardan Asatryan vince e solleva la bandiera dell’Artsakh!

Vardan Asatryan vince e solleva la bandiera dell’Artsakh!

(Fonte: SputnikArmenia)