domenica 5 febbraio 2017

Byron e i Mechitaristi

Byron e i Mechitaristi

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Visita di Byron all’Isola di San Lazzaro – Ivan Aivazovsky

La mostra “Impressionismo Armeno. Da Mosca a Parigi” aprirà i battenti il 25 marzo a MOSCA

La mostra “Impressionismo Armeno. Da Mosca a Parigi” aprirà i battenti il 25 marzo a MOSCA

Londra: esperto scopre ultime volontà di Alessandro Magno in un antico manoscritto armeno

Londra: esperto scopre ultime volontà di Alessandro Magno in un antico manoscritto armeno

– Londra: Le ultime volontà di Alessandro Magno potrebbero essere state finalmente svelate, secondo l’esperto inglese David Grant, che ha condotto una ricerca su un manoscritto illuminato armeno riportante il “Romanzo di Alessandro”.
Il libro è una raccolta di storie e leggende intorno alla figura e alle battaglie del grande condottiero.
L’esperto afferma che il testamento di Alessandro si troverebbe nell’ultimo capitolo del libro, che gli storici hanno sempre creduto contenesse un pamphlet politico con le sue ultime volontà, ma bollandolo a lungo come un testo frutto di fantasia. Le ricerche decennali di Grant, invece, suggeriscono il contrario. La sua teoria è contenuta in un libro intitolato “Alla ricerca del testamento perduto di Alessandro Magno”.
Grant ritiene che la volontà originale di Alessandro sia stata camuffata dai suoi generali, contrari alla consegna dell’Impero ai suoi successori Alessandro IV ed Eracle, di origine asiatica per metà. I generali avversavano tale soluzione, in quanto ritenevano i successori dei mezzosangue, scatenando così le lotte per la successione.
Nei decenni successivi alla morte di Alessandro, secondo Grant, uno dei suoi generali avrebbe riscritto il Testamento originale sotto forma di volantino da consegnare agli altri generali, in modo da affermare la sua “legittimità” ai danni degli avversari.
Manoscritto illuminato armeno contenente il Romanzo di Alessandro
Manoscritto illuminato armeno contenente il Romanzo di Alessandro.

Il Re Armeno di Madrid, Levon Lusignano

Il Re Armeno di Madrid, Levon Lusignano

– Un Re può fare tutto, anche regalare città ad un altro Re…
Questa, infatti, è la storia incredibile dell’ultimo re latino del Regno Armeno di Cilicia, Levon Lusignano (Leone VI d’Armenia, anche Leone V). Il Regno di Cilicia concluse la sua nobile storia nel 1375, quando un’orda di mamelucchi riuscì ad invaderlo completamente, costringendo il re Levon prima a rifugiarsi nella fortezza di Kapan, ed infine a consegnarsi alle forze maomettane, che lo mandarono in esilio a Il Cairo.
Nel 1377 Levon conobbe un frate francescano, Jean Dardel, e i due diventarono amici. Il re decise di assumerlo come segretario e il frate, di ritorno in Europa, decise di perorare la causa del re riuscendo a convincere il re di Spagna Giovanni I di Castiglia ad aiutarlo, pagando il riscatto ai mamelucchi pur di liberarlo.
Quando Levon Lusignano arrivò in Spagna era ridotto in povertà oltre che malato. Il re Giovanni I decise di nominarlo Signore di Madrid, e gli regalò nel 1382 le città di Madrid, Ciudad Real ed Andujar, con la promessa di vederle restituite alla morte di Levon. L’atto, che non ha eguali nella storia, scioccò i nobili castigliani. Durante questo periodo, re Levon fece ricostruire le due torri del castello di Madrid, l’Alcazar Real. Le torri erano chiamate Torre del Bastimento e Torre del Homenaje (Omaggio).
Alcazar real Madrid
Il castello reale di madrid intorno al 1500. Probabilmente, all’epoca di Levon Lusignano, aveva un aspetto simile a questo. Sono ben visibili le due torri fatte ricostruire dal re armeno. La torre centrale è la Torre dell’Omaggio, quella a destra la Torre del Bastimento.
La presenza  del re armeno non piacque però agli abitanti di Madrid, che mostrarono apertamente la loro ostilità, per cui Levon fu costretto a scappare in Francia. Durante il soggiorno in Francia, Levon tenta di risolvere la guerra tra Francia ed Inghilterra che andava avanti da quasi cent’anni (la famosa Guerra dei Cent’anni), recandosi in Inghilterra a parlare con il re Riccardo II come ambasciatore del re francese Carlo VI. L’obiettivo di Levon era di pacificare Francia ed Inghilterra in modo da poter organizzare una nuova Crociata finalizzata al recupero delle sue terre occupate dai mamelucchi, ma l’incontro organizzato nel 1386 non ebbe successo.
Levon non riuscì mai a recuperare il suo trono, e infine morì a Parigi nel 1393.
Venne quindi sepolto nel Convento dei Celestini, e la sua lapide è ora conservata nel Museo all’interno della basilica reale di Saint-Denis.
levon-lusignano-tomba
Effigie di re Levon sulla tomba.

Cala la natalità nel 2016: 40.638 neonati, -2,7% rispetto al 2015

Cala la natalità nel 2016: 40.638 neonati, -2,7% rispetto al 2015

Come uno scrittore turco ha salvato la chiesa di Santa Croce sul lago Van

Come uno scrittore turco ha salvato la chiesa di Santa Croce sul lago Van

Yashar Kemal
Yashar Kemal
Molti non sanno, però, che un ruolo fondamentale nella conservazione della chiesa è stato tenuto da uno scrittore curdo di lingua turca, Yashar Kemal (1923-2015), che viveva nella zona di Van.
Grazie al suo attivismo pro-armeno, Yashar Kemal ha ottenuto nel 2013 una medaglia d’onore “Grigor Narekatsi” da parte del Ministro della Cultura Armeno, consegnatagli ufficialmente ad Istanbul. Kemal, tra l’altro, è stato più volte candidato al Nobel per la Letteratura.
Nel giugno 1951 Kemal era un corrispondente per il giornale locale “Cumhuriyet” ed era stato inviato proprio sul lago di Van per conto degli editori del giornale. In quel frangente, incontrò un chirurgo militare, un colonnello di nome Cavit Bey, che scopre che le autorità turche avevano ordinato di distruggere la chiesa di Santa Croce sull’isola di Akhtamar.
Il colonnello, che era un intenditore di architettura, chiese a Kemal di utilizzare tutti i suoi contatti per tentare di fermare lo scempio.
Nonostante le difficoltà, Kemal e il colonnello riuscirono a fermare la distruzione della chiesa giusto in tempo, in quanto un edificio vicino era già stato parzialmente distrutto.
Nei giorni successivi, pur tra mille impedimenti, il pericolo fu scongiurato. Kemal riuscì a convincere l’opinione pubblica dell’importanza della chiesa come monumento non solo armeno, ma anche turco. Gli sforzi di Kemal a tutti i livelli portarono alla fine formale delle operazioni di distruzione.
Chiesa di Santa Croce, Akhtamar
Chiesa di Santa Croce, Akhtamar (Foto: Sputnik)

ANTON ČECHOV e gli ARMENI

ANTON ČECHOV e gli ARMENI

– Anton Čechov, un grande classico della letteratura di tutti i tempi, era indissolubilmente legato agli Armeni.
Essendo un dottore, Cechov riceveva ed inviava migliaia di lettere, che numerava ed ordinava alfabeticamente. Il fatto che, improvvisamente, le sue lettere furono rese pubbliche non imbarazzò minimamente lo scrittore, il quale affermava che “non aveva nulla di cui vergognarsi”.
Una parte di quelle lettere conteneva le tracce dei collegamenti dello scrittore con gli Armeni.
In una lettera del 1888, lo scrittore scriveva alla sorella di aver ricevuto la visita di un gruppo di persone, tra cui il grande pittore di origini armene Ivan Aivazovsky, allora 75enne. Cechov sembrava deliziato della presenza del pittore, il quale gli appariva come una persona molto allegra, dignitosa e “con mani molto morbide”. Così scriveva in una lettera a sua madre:”La sua natura (di Aivazovsky, n.d.r.) è complessa e degna di attenzione. Egli combina sia il nonno ingenuo che il generale, che Otello. E’ sposato con una ragazza giovane e molto bella, che ha ancora molti ricci. Lo spirito e il genio armeno si sente ad ogni passo qui a Feodosia (in Crimea, n.d.r.).”
In un articolo apparso sul quotidiano “Rostov Sera” si raccontava che i primi periodici apparirono a Rostov-sul-Don alla fine del XIX secolo grazie agli immigrati Armeni che provenivano dal Nakhichevan.
Anton Cechov
Lo scrittore Anton Cechov
Anton Cechov
Anton Cechov tra parenti ed amici