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martedì 30 maggio 2017

La Leggenda del Lago Anahit

La Leggenda del Lago Anahit

Sulla cima del Monte Ararat esiste un lago di inaudita bellezza, associato a molte storie e leggende.
Una di queste era nota per molto tempo agli abitanti della valle dell’Ararat.
Si racconta che un giorno la Dea della fertilità e dell’agricoltura dai capelli color oro, Anahit, stava passeggiando tra le nuvole e si innamorò improvvisamente del Monte Ararat, che brillava attraverso la nebbia.
Il suo amore fu così forte che ogni notte di luna piena Anahit abbandonava le acque del fiume Araxes e, soffrendo di insonnia, camminava in circolo sussurrando parole di amore e di affetto che lentamente salivano verso la cima del Monte Ararat come una brezza leggera.
Con il susseguirsi delle notti di luna piena, i suoi giorni si riempivano di amore irrequieto. Ma il Monte Ararat era ancora silente, e questo le spezzava il cuore.
Quindi, la Dea ruppe gli indugi e salì sulla cima del Monte coprendo il suo seducente corpo con la nebbia del mattino, ed iniziò a sussurrare parole d’amore verso il suo amato.
Le parole si libravano fuori dalla sua bocca come uccelli meravigliosi, ma il Monte continuò con il suo silenzio. A quel punto, la Dea rifiutata cadde sulle ginocchia e scoppiò in un pianto senza fine.
Le sue lacrime sgorgarono per tantissimo tempo, e formarono dei ruscelli che lentamente si raccolsero in un lago sulla cima del Monte.
Quel lago è ancora presente, e grazie a questa storia leggendaria mantiene ancora il nome di Anahit.
Anahit Monte Ararat

venerdì 30 dicembre 2016

Sull’origine vulcanica della città rosa, YEREVAN


Jack Lockwood, a volcanology consultant and author who was an exchange scientist in the USSR, said the difference in color is due to both the speed of the lava flow, where it ends up, and the oxidation. “Pink rock is oxidized ignimbrite, or welded tuff, from the upper portion of thick pyroclastic flows widely present in this part of Armenia,” he told Smithsonian.com.

That means the original flow from the volcano was dense and destructive, an explosion of hot ash, gases, and lava fragments that poured downslope very quickly. “Pink is the original oxidation color, formed as the pyroclastic flows cooled. But it's not the quick emplacement that counts [for the color]. It's the building up into a thick deposit on flat terrain, sometimes far from volcanic source.”

By contrast, Lockwood said the black lava rocks found throughout the world are basalt, or hard crystalline volcanic lava, resulting from a slow flow and a mixture of plagioclase and pyroxene minerals.

Sull’origine vulcanica della città rosa, YEREVAN

– La capitale armena di Yerevan, ormai prossima all’età di 2800 anni, oltre ad essere una delle più antiche capitali del mondo, è anche una delle più “rosa”. Questo colore, caratteristico di molte abitazioni e dei bellissimi palazzi intorno a Piazza della Repubblica, è dovuto alla pietra usata per le costruzioni, un particolare tipo di tufo, chiamato ignimbrite.

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Uno dei palazzi istituzionali intorno alla Piazza della Repubblica di Yerevan, costruiti con il tufo rosa. (Foto: Sergey Timofeev / iStock)

La storia moderna di Yerevan è inevitabilmente legata al periodo sovietico, durante il quale si è sviluppata aumentando considerevolmente il numero di abitanti.
Nel novembre 1920, il regime sovietico assegna a Yerevan il titolo di capitale della Repubblica Socialista Sovietica d’Armenia, uno dei 15 membri dell’URSS. Sotto il regime sovietico, la vecchia piccola città di Yerevan si trasforma in una grande città, in grado di ospitare un milione di persone. La rivoluzione urbanistica viene affidata all’architetto russo, di origini armene, Alexander Tamanian, il quale demolisce molte delle vecchie costruzioni e ridisegna il centro della città in modo circolare, attuando uno stile architettonico sovietico, ma utilizzando la locale pietra rosa presente alle pendici del monte Ararat.
La pietra utilizzata, un particolare tipo di tufo, appunto chiamato ignimbrite, è molto abbondante nel territorio armeno, e presenta una tinta uniforme, ma con molte sfumature diverse, a seconda della cava di estrazione. Si calcola che esistano fino a 70 sfumature diverse di questo tufo. Tecnicamente, si tratta di roccia lavica, ma a differenza dei tufi che si trovano nella maggior parte del mondo, che sono di colore scuro, il tufo armeno presenta una colorazione tendente al rosa, grazie alla velocità del flusso delle ceneri, in questo caso piuttosto lento.

ignimbrite
Schema a strati di un deposito ignimbritico (Fonte: Wikipedia)

Come affermato dal vulcanologo Jack Lockwood, il colore del tufo rosa è dato da due fattori principali: la lentezza del flusso lavico e l’ossidazione. In questo caso, infatti, si parla di ignimbrite ossidata, ed è formata dalla compattazione delle ceneri vulcaniche negli strati superficiali dei depositi lavici. Questi strati superficiali sono piuttosto sottili, ed anche piuttosto rari. Ciò deriva dal fatto che l’originaria esplosione vulcanica avvenne in modo esplosivo, generando un flusso di lava denso e distruttivo, ma che riuscì a spargersi su una vasta area in modo molto veloce, riuscendo così a formare uno strato superficiale di ignimbrite ossidata, che attualmente ricopre gran parte della vallata sottostante  il monte Ararat. Al contrario, la lava scura che si trova in quasi tutto il resto del mondo è di origine basaltica, e si forma a partire da un flusso piroclastico piuttosto lento.
Lockwood ha ricordato che il tufo rosa non è molto resistente per natura, e quindi non può sopportare carichi eccessivi, per cui viene utilizzato il basalto per i piani inferiori delle costruzioni, mentre l’ignimbrite per i piani superiori, soggetti a carichi inferiori.
(Fonte: SmithsonianMag)

martedì 29 novembre 2016

AGARAK: il villaggio armeno più antico delle piramidi

https://laterradihayk.com/2016/11/17/agarak-il-villaggio-armeno-piu-antico-delle-piramidi/

AGARAK: il villaggio armeno più antico delle piramidi

– Il villaggio di Agarak, situato alle pendici sud del Monte Aragats, è un antico insediamento risalente all’Età del Bronzo, intorno al 3000 a.C. Si tratta si una collinetta formata da tufo, una roccia vulcanica molto facile da scavare. Il sito contiene molte rocce levigate dall’uomo, nicchie ricavate nella roccia, gradini scavati che portano verso piattaforme rocciose.
Prima della scoperta di questo villaggio preistorico non si conoscevano in Armenia luoghi simili, che ricordano altre culture dell’Asia Minore, come i Frigi o gli Ittiti.
Il più antico insediamento trovato nei pressi di Agarak si può far risalire al periodo terminale della cultura di Shengavit, o all’inizio della cultura di Kura-Araxes, cioè almeno un millennio prima della costruzione della Grande Piramide di Giza.
Gli edifici in pietra ritrovati si trovano intorno a piattaforme di pietra levigate, e negli strati più antichi degli scavi sono state ritrovate statuette di terracotta, frammenti di ceramica, resti di focolari domestici a forma di cavallo ed altri manufatti che permettono di datare il sito al periodo suddetto. Inoltre, la cripta urartiana sulla parte sud della piattaforma, i resti di ceramica e l’anfora funebre indicano che l’insediamento era abitato anche durante il periodo tra l’VIII e il VI secolo a.C. A seguito della caduta del regno di Van, il villaggio di Agarak divenne un grande centro residenziale. A questo periodo risalgono le presse per il vino scavate nella roccia, a dimostrazione del fatto che l’enologia era molto importante per gli abitanti di Agarak, che raggiunse il suo massimo splendore nei primi secoli dopo Cristo, grazie alla sua posizione lungo la rotta commerciale tra Ararat ed Ani e Shirak. A testimonianza di ciò, sono state ritrovate monete di Ottaviano Augusto e dracme greche.
Esiste anche un ampio cimitero nel sito, dove si possono trovare tombe pagane accanto a tombe cristiane, il che potrebbe significare che il cristianesimo era già ampiamente diffuso in Armenia anche prima che diventasse religione di Stato, nel 301 d.C.
La maggior parte delle nicchie scavate nella roccia risalgono al terzo millennio avanti Cristo, e probabilmente servivano per sacrifici. Hanno forma di “fori di chiave”, “comete”, fori doppi, “labirinti”, “troni”, “altari per sacrificio”. Evidentemente, per la cultura naturalista degli abitanti di Agarak, questo luogo serviva per accoppiamenti rituali e sacrifici, per assicurare il ciclo completo della fertilità.

Il BRANDY ARARAT NAIRI premiato come miglior brandy alla Competizione Internazionale dei Vini e degli Spiriti a Mosca

https://laterradihayk.com/2016/11/28/il-brandy-ararat-nairi-premiato-come-miglior-brandy-alla-competizione-internazionale-dei-vini-e-degli-spiriti-a-mosca/

Il BRANDY ARARAT NAIRI premiato come miglior brandy alla Competizione Internazionale dei Vini e degli Spiriti a Mosca

Il brandy NAIRI della Fabbrica Ararat di Yerevan (invecchiamento di 20 anni) ha ricevuto la più alta onorificenza alla 20esima Competizione Internazionale dei Vini e degli Spiriti, a Mosca, ricevendo il Grand Prix e la Medaglia d’Oro.
La Competizione ha visto sfidarsi 299 marche di vini e spiriti provenienti d 16 Paesi, inclusi Portogallo, Russia, Ucraina, Spagna, USA, Francia.
Il brandy NAIRI (20 anni di invecchiamento, gradazione 40°) viene prodotto dal 1967, ed ha ricevuto dozzine di medaglie d’oro.
I brandy Ararat vengono prodotti dalla Yerevan Brandy Factory, fondata nel 1887 dai fratelli Nerses e Vasily Tairyants. Gli spiriti utilizzati per la produzione del brandy Ararat vengono fatti maturare in botti centenarie di rovere del Caucaso. Dal 1998, la Yerevan Brandy Factory è stata acquisita dalla multinazionale Pernod Ricard.
(Fonte: Yerakouyn)